(ANS – Roma) – Si continua combattere ad Aleppo. L’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo afferma che i combattimenti più intensi si sono verificati nei quartieri di Chaar, Tarqi al-bab, Hanunu, Bustane al-Qasr e Salaheddin. Mentre l’esercito siriano sta recuperando i territori occupati dai ribelli, emergono episodi e strategie che ledono la libertà e i diritti umani, in modo particolare quelli dei più deboli e dei giovani, e che svelano una strategia mirata.
Molte verità stanno emergendo man mano che vengono catturati i ribelli e recuperati i documenti da essi posseduti. Dalle informazioni che si acquisiscono emerge il quadro di una realtà confusa, che viene orientata secondo un disegno prestabilito e finanziato dall’esterno della Siria.
Ragazzi tra i 14 e 16 anni vengono assoldati dai ribelli per trasportare e nascondere esplosivi con un compenso di 1000 lire siriane suddiviso in due rate pagate prima e dopo la collaborazione; ragazzi mussulmani e anche cattolici. Molte famiglie delle zone occupate hanno trovato rifugio in edifici pubblici e scuole statali di Aleppo. Donne e bambini assistiti con molta generosità dalle organizzazioni umanitarie. Dai loro racconti emerge come si stia diffondendo l’idea che sia una guerra santa.
Decine e decine di migliaia di mercenari pagati con dollari (2660 $), dotati di armi sofisticate e abbagliati dalle premi promesse ai martiri, puntano verso Aleppo.
I ribelli rapiscono figure di spicco - noti medici, scienziati o manager – uccidendoli o chiedendo riscatti esorbitanti. Alcuni servizi ai cittadini sono stati interrotti per creare maggior difficoltà alla gente e far percepire lo stato di disagio. Alti funzionari dello stato vengono corrotti per passare all’opposizione; ma questa ha mostrato sul campo la sua connotazione terroristica con operazioni e interventi che hanno colpito i simboli vitali, storici, di civiltà o di sicurezza del paese... non pochi i saccheggi delle case dei civili.
Lo stato ha scelto la soluzione militare; in questi giorni Aleppo è al centro dell’attenzione internazionale. Molti dei ribelli caduti negli scontri sono di nazionalità non siriana, di paesi arabi e non arabi... Molte famiglie - che sapevano i propri figli ingaggiati con contratti di lavoro nei paesi vicini - stanno scoprendo, dopo un periodo di assenza di notizie, i loro nomi nelle liste dei ribelli caduti in Siria.
Si sta svelando con chiarezza il piano di fare della Siria uno stato islamico secondo un progetto globale che coinvolge tutta la zona. Il complotto continua diffondendo informazioni false e mirate a sollevare l’opinione mondiale contro la Siria. Chi si trova sul posto sa che quanto sta accendendo in Siria non è frutto di uno scontro tra confessioni religiose.
I germogli di libertà - di quella che forse troppo precocemente è stata definita “la primavera araba” – stanno sfiorendo. Chi paga lo scotto, però, è ancora una volta la povera gente che viene privata di ogni cosa, comprese la libertà e la vita.
Pubblicato il 13/08/2012