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29/6/2012 - Angola - Dinho, dalla strada al futuro: “ora non voglio più tornare indietro”
Foto dell'articolo -ANGOLA – DINHO, DALLA STRADA AL FUTURO: “ORA NON VOGLIO PIÙ TORNARE INDIETRO”
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(ANS – Luanda) – A conclusione del mese di giugno, dedicato all’infanzia africana, riportiamo la testimonianza diretta di un ragazzo angolano, Dinho. Venuto da un passato difficile, ha dato una svolta alla sua vita quando è arrivato al “Centro Infantile Comunitario” (CIC) della parrocchia “San Giuseppe di Nazareth”, alla periferia di Luanda.

 Mi chiamano Dinho, ma il mio vero nome è Adam. Ho 14 anni. Sono nato nel quartiere “Buena Fe” alla periferia di Luanda. Da bambino non conobbi mio padre, aveva un’altra donna ed era in guerra. Mia madre, Eva, si mise insieme  ad un altro uomo, che era il mio patrigno. Soffrii molto all’epoca, perché loro due spesso litigavano e punivano me. Quando la guerra si è conclusa, 10 anni fa, ho incontrato il mio vero padre, Noè. Io avevo 4 anni e fuggivo di nascosta da casa per andarlo a visitare, ma ogni volta che succedeva mia madre mi dava delle bastonate.

Andai a scuola, per un certo tempo, però poi, stanco delle percosse e dei litigi in casa, un giorno andavi via di casa, per la strada “Primero de Mayo”, nel centro di Luanda, e li feci amicizia con altri ragazzi. Dormivo all’aperto su qualche cartone, soffrendo la pioggia e il freddo; mi vestivo con panni sporchi e iniziai ad inspirare benzina e a fumare marijuana; per avere da mangiare e vestirmi mi misi insieme ad un gruppo di ragazzi più grandi, che obbligavano me e quelli della mia età a chiedere l’elemosina per loro e, se non ci riuscivamo, ci castigavano. Spesso di notte la polizia ci svegliava e ci costringeva a pulire i locali della stazione e a lavare auto e mezzi; e ci castigavano pure.

Alla fine mi sono stancato di vivere per strada e ho incontrato Don Bosco attraverso i suoi Figli: un sacerdote salesiano e alcuni volontari venivano ogni settimana, giocavano con noi e ci passavano dei film su Gesù e sulla vita di Don Bosco. Ci consigliavano e ci invitavano a lasciare la strada e andare al centro diurno e notturno nel quartiere di Lixeira. Stanco di soffrire, io e Paiziño, un mio amico e compagno di strada, siamo andati al centro Don Bosco. Siamo stati accolti con affetto, ho seguito il corso di alfabetizzazione e iniziato a fare sport, ad apprezzare la capoeira e le passeggiata sulla spiaggia. Oggi Lucrecia, la nostra cuoca, ci fa anche da madre; e i nostri educatori sono nostri fratelli, ci correggono, ma non ci puniscono.

Mi sono anche riconciliato con mia madre, ho imparato a pregare e mi piacciono le canzoni che don Roberto ci insegna; con me ci sono 20 compagni. Passato un po’ di tempo qui e comportandoci bene passeremo ad una casa famiglia, dove ci è richiesto un maggior impegno. Da lì, il nostro sogno è arrivare a Kalakala, una scuola dove puoi impara un mestiere per guadagnarti da vivere in futuro. Varie volte sono tornato per le strade per drogarmi; poi, pentito, tornavo indietro e mi riaccoglievano, con alcune condizioni. Ora non voglio più tornare indietro.

Ho un miglior amico, che si chiama Eliseo, mi trovo bene con lui. Mi piace pregare e ogni giorno chiedo a Gesù e alla Madonna di aiutarmi a non tornare alla strada e alla droga, e lo stesso lo chiedo per i miei compagni, che cerco di aiutare. Nel mio futuro mi piacerebbe fare il falegname. Ringrazio Don Bosco e tutti i miei educatori per il bene che mi hanno fatto.

Pubblicato il 29/06/2012

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