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12/7/2012 - RMG - Il Rettor Maggiore: la prospettiva salesiana nelle Istituzioni per l’Educazione Superiore
Foto dell'articolo -RMG – IL RETTOR MAGGIORE: LA PROSPETTIVA SALESIANA NELLE ISTITUZIONI PER L’EDUCAZIONE SUPERIORE

(ANS – Roma) – Nella mattinata di ieri, 11 luglio, il Rettor Maggiore è intervenuto alla VI Assemblea delle Istituzioni Salesiane per l’Educazione Superiore (IUS). La relazione - Prospettiva Salesiana sulla Presenza nella educazione superiore – ha offerto un’analisi della realtà educativa attuale, una lettura e soluzioni d’uscita dalla crisi educativa e, infine, un compendio sul’educare oggi.

Don Chávez ha introdotto l’intervento rifacendosi alla memoria liturgia del giorno: san Benedetto. La tradizione monastica da lui avviata esprimeva nei luoghi principali che costituivano un monastero la visione integrale dell’essere umano: chiesa (Dio come prima occupazione), biblioteca (cultura e regione), refettorio (fraternità), l’orto e i campi (il lavoro quotidiano) e le grandi università (l’educazione). “Per questo, abbiamo bisogno di luoghi di cultura viva e aperta che siano un aiuto a capire i cambiamenti in atto”.

“Da tempo la Chiesa ha posto con forza la questione educativa al centro della sua azione. Ma il compito di formare i giovani a un umanesimo integrale rischia di venire sostituito da modelli che scambiano il bene con l’utile, la bellezza con il gusto individuale”.

L’emergenza educativa “non è una crisi di tecniche educative o di sistemi universitari. L’educazione è molto più di una tecnica, Don Bosco amava dire ‘è questione di cuore’. È un processo primordiale, simile alla gestazione perché è un uomo nuovo, una donna nuova che stanno nascendo. L’educazione conduce, innanzi tutto, alla consapevolezza di se stessi (chi siamo); alla capacità della relazionalità e della cultura; alla libertà e alla responsabilità. Si tratta di formare persone, professionisti e cittadini”.

La crisi della famiglia, le difficoltà del sistema scolastico e universitario e la velocità, dei cambiamenti delle condizioni entro cui si svolge la vita, sono i fattori che accompagnano l’emergenza educativa. Se ne aggiunge una quarta che il Rettor Maggiore ritiene profonda e determinante: la crisi della cultura e dell’antropologia. Due le tappe che la caratterizzano: la scissione tra il mondo “oggettivo” della razionalità e il mondo “soggettivo” ed emotivo dei sentimenti e degli affetti e la riduzione delle espressioni della sfera emotiva, affettiva e morale, compresa la libertà, a pura attività e processi cerebrali, elettrochimici, riproducibili artificialmente. Ambedue le tappe sminuiscono e riducono l’educazione e di conseguenza il valore persona.

“Oggi sono necessarie le IUS più di 12 anni fa quando sorse la rete dei centri universitari – ha precisato Don Chávez – perché c’è bisogno di dare un contributo culturale e non una semplice trasmissione di saperi”.

Per l’emergenza educativa – la cui diagnosi era stata già tracciata da Benedetto XVI – il Rettor Maggiore suggerisce alcune vie di uscita o di attenuazione e contrasto. “Se il problema è antropologico, la prima terapia deve essere antropologica, culturale. Dobbiamo recuperare la matrice originaria della scuola, nata per umanizzare. La prima scuola nella Grecia antica si chiamava “Paideia”, cioè l’arte che aiuta il bambino a diventare pienamente uomo; nel periodo romano si chiamava “Humanitas”, l’arte di umanizzare; nel secolo IV “Divinitas”, l’arte di portare l’uomo nella pienezza di Dio”.

Partendo dall’esperienza di Don Bosco, Don Chávez ha indicato, come nel mondo sportivo, alcuni fondamentali dell’educazione: “Voler bene alla persona che dobbiamo educare. Non bisogna evitare le domande e le inquietudini degli studenti, sia quelle esplicite e sia quelle implicite. Occorre saper coniugare la disciplina che forma il carattere con la libertà, ed aiutare i giovani ad assumersi il rischio di essere liberi. Infine, non risparmiare ai giovani la sofferenza che è parte della vita”.

Un ruolo particolare lo svolge il “maestro”: “per questo è importante curare la formazione dei docenti: molti insegnano, pochi educano! Educare significa proporre verità, comunicare valori, additare ideali di vita, proporre sistemi di vita comunitaria che vadano oltre l’economia, la politica”.

Cos’è l’educazione e chi sono gli educatori? La storia recente del mondo ha dato a questa domanda due risposte estreme: una tecnica e altra ideologica. Ma è emerso che né la tecnica, né la ideologia risparmiano all’uomo il compito di scoprire il senso dell’umanità, né gli danno automaticamente la necessaria energia interiore per realizzare il suo destino personale.

“Il nuovo mondo è una ammirabile conquista della scienza, della volontà di concordia e difesa dei diritti umani per tutti. Ma questi grandi risultati e conquiste apportano con sé problemi, sfide e responsabilità nuove che richiedono molteplici e impensabili compiti per l’educazione:

  • Compiti teorici. In una società caratterizzata dal narcisismo e dal cinismo mercantile occorre educare alla verità, creare senso, generare speranza, rifondare entusiasmo morale e, a partire di questo, il dovere, dare energia spirituale per servire il bene sociale e la giustizia.
  • Compiti storici. In una società determinata dal pluralismo ideologico, religioso e culturale, frutto di immigrazione inarrestabile occorre educare alla giustizia e alla solidarietà per la convivenza rispettosa e collaboratrice. “Unica soluzione valida oggi è l’intercuturalità, che è la capacità di rispettare la diversità e l’autonomia e saperla integrare con una piattaforma minima di valori condivisi che la rendono possibile”.  
  • Compiti civici. Per una formazione integrale della persona nel rispetto ai principi democratici di convivenza e ai diritti e libertà fondamentali, l’educazione abbraccerà formazione e informazione, tecnica e valori, di modo che forgi primo uomini, dopo cittadini, e quindi professionali.

Ai rappresentanti delle IUS ha poi detto: “Possiamo far emergere qualcosa di nuovo se attendiamo ai nostri impegni teorici, storici e civici. Io mi auguro che le nostre università siano veramente centri educativi. Abbiamo bisogno di qualità personale, di proposte, di estensione sociale e di servizio all’umanità”.

Pubblicato il 12/07/2012

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