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22/6/2012 - RMG - La festa onomastica di Don Bosco e del suo successore
Foto dell'articolo -RMG – LA FESTA ONOMASTICA DI DON BOSCO E DEL SUO SUCCESSORE

(ANS – Roma) – Alla vigilia della festa onomastica di Don Bosco, divenuta nel tempo la festa del suo successore, proponiamo una breve scheda storica che dalle origini ad oggi racconta il consolidarsi di questa ricorrenza. Don Francesco Motto, già Direttore dell’Istituto Storico, ha cercato informazioni tra le pagine delle Memorie Biografiche e le memorie dei confratelli più anziani della Casa Generalizia.

A Valdocco si organizzavano varie feste, con solenni funzioni liturgiche, ricche accademie poetico-musicali, illustri ospiti. Una di queste era la ricorrenza onomastica di Don Bosco. Il giorno del battesimo gli era stato dato il nome di S. Giovanni Apostolo (27 dicembre). Ma in Torino la festa di Giovanni Battista (24 giugno) era la festa patronale della città e diocesi, onorata con grande falò e con scariche di fucileria dalle truppe schierate. I giovani del primissimo oratorio di Valdocco incominciarono in quella occasione ad inneggiare a Don Bosco ed a offrirgli fiori, credendo che fosse il suo onomastico. Don Bosco lasciò fare e lo fece per la sua vita.

Don Bosco Così raccontano le nostre Memorie Biografiche, le quali riportano pure un episodio ben noto. Sempre nei primi tempi dell’Oratorio (1849) due dei migliori ragazzi, Carlo Gastini e Felice Reviglio, si accordarono in segreto per risparmiare per vari mesi sul cibo e conservare le loro piccole mance. Riuscirono così a comprare due cuori d’argento da donare a Don Bosco, senza che i compagni lo venissero a sapere. Alla vigilia di San Giovanni, alzatisi dal letto mentre i compagni dormivano, bussarono alla porta della stanza di Don Bosco, che li fece entrare. Inutile dire la sua meraviglia e commozione nel vedersi presentare quei due cuori d’argento, e nell’udire le poche, ma cordiali parole di augurio di quei suoi due meravigliosi ragazzi.

Il giorno dopo la notizia “segreta” era sulla bocca di tutti. Gelosi della bella idea dei due compagni, si decise che per gli anni seguenti la festa sarebbe stata organizzata da tutto l’Oratorio. Così effettivamente avvenne. In quella occasione a Valdocco confluivano schiere di giovani, ecclesiastici, laici, autorità religiose e civili, benefattori e benefattrici, al punto che negli anni ottanta si dovette organizzare nei giorni seguenti due altre distinte feste, una per gli ex allievi laici e una per gli ex allievi sacerdoti. Ovviamente salesiani e giovani delle case sparse per l’Italia, la Francia e l’America Latina si facevano presenti con commoventissime lettere di fervidi auguri e simpatiche poesie d’occasione.

Don Rua Morto Don Bosco, e succedutogli Don Rua, si deliberò di trasportare la festa dell’onomastico di questi al 24 giugno, cosicché l’onomastico di Don Bosco venne ad essere l’onomastico del suo successore. Quella del 23-24 giugno 1891 fu epica, in quanto dopo canti, suoni, poesie e prose, in stile severo o buffo, tutti i laboratori andarono a gara ad offre a Don Rua in dono alcuni lavori: un paio di scarpe, una veste talare ed una mantellina, un cancello, un inginocchiatoio, un libro riccamente legato, una grande statua in legno della Madonna di Lourdes, una in plastica di quella del Sacro Cuore, delle medaglie e dei diplomi.

Don Albera Nel 1911 fu la prima volta del neo Rettor Maggiore Don Albera. La musica fece la parte del leone, con cori della “schola cantorum” e musica strumentale, su parole di don Lemoyne e musica del Maestro Cav. Dogliani. Gli oratori ufficiali furono i prof. don Albino Carmagnola e Pietro Gribaudi.

Don Rinaldi Nel 1922 Don Rinaldi poté, fra l’altro, gustarsi musiche dello stesso Dogliani e i discorsi di circostanza del venerando don Francesia per i salesiani, del marchese Amedeo di Rovasenda per i Salesiani Cooperatori, del presidente avv. Masera per gli ex allievi, dell’Ispettore d’Argentina don Luigi Pedemonte per i missionari e del prof. Alberto Caviglia per la solenne commemorazione storica. Lo stesso storico tenne il discorso nel 1928. In quella occasione ebbe luogo una grandiosa mostra di arredi giunti da tutto il mondo, curata dalle Dame Patronesse dell’Opera di Don Bosco ed intitolata a S. M. la Regina Elena. L’accademia in onore di Don Rinaldi si aperse ancora una volta con l’Inno del vecchio poeta don Francesia, musicato dal M°. Dogliani ed eseguito dalla Scuola dell'Oratorio.

Con il 1929, con Don Bosco ormai beatificato, la festa del 31 gennaio venne in qualche modo a sostituire la festa del 24 giugno, che comunque non fu mai dimenticata, soprattutto per le conferenze dei Salesiani Cooperatori. Nel 1951 coincise con la canonizzazione della Mazzarello.

Don Viganò Negli anni ottanta, durante il rettorato di Don Viganò, si riprese la tradizione. La festa veniva però celebrata nelle Ispettorie, italiane o europee, che se ne erano assunte precedentemente l’impegno. È rimasta famosa quella dell’Ispettoria dell’Italia Meridionale che Don Viganò definì semplicemente “inarrivabile” per l’abilità dei giovani artisti.

Don Vecchi Don Vecchi a fine anni novanta continuò a fare lo stesso, andando anche fuori Europa, in India. L’attuale Rettor Maggiore, Don Chávez, ha invece sempre optato per celebrarla più intimamente “a casa sua”, nella Casa generalizia di Roma, stante anche la presenza di tutto il Consiglio Generale per la sessione estiva e dei nuovi Ispettori per il loro corso intensivo di formazione.

Don Chávez Quest’anno, 2012, il IX successore di Don Bosco si troverà amorosamente circondato dai confratelli della sua casa, dalla comunità del Vaticano, da una rappresentanza di Figlie di Maria Ausiliatrice e della Famiglia Salesiana, dai rappresentanti della Circoscrizione Italia Centrale.



Pubblicato il 22/06/2012

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