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Repubblica Democratica del Congo - La beneficenza ai bambini mendicanti li aiuta davvero o li aiuta a rimanere in strada?
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14 Novembre 2018

(ANS – Lubumbashi) – Uscendo per le principali strade di Lubumbashi la sera si possono incontrare anche un migliaio di bambini sui marciapiedi e agli incroci. Hanno tutti tra i sette e i dodici anni circa, maschi e femmine. Da dove vengono e cosa fanno ancora per strada a quell’ora?

Alcuni sono stati cacciati dalle loro case, altri invece sono fuggiti, preferendo la libertà di una vita senza costrizioni. Raramente qualche genitore coscienzioso fa del suo meglio per riportare a casa la pecora smarrita; per la maggior parte è motivo di sollievo il fatto che siano per strada a cavarsela da soli…

Coloro che appartengono a un’altra generazione ricorderanno che una volta, il bambino in ogni caso, era una perla preziosa che doveva essere protetta. Mai si sarebbe permesso che il sangue del proprio sangue potesse vagare per le strade. Perché allora sono così tanti i minori nelle strade di Lubumbashi?

Per quanto ne sappiamo, non per caso. Osservandoli da vicino, si vede come vivono per strada. Costruiscono piccole comunità autonome, guidate da un capo a cui tutti sono soggetti. Si divertono a stare in strada e gli piace questa vita. La strada diventa il loro tutto: casa, letto, luogo di ozio, di lavoro, di tutto quello che si può immaginare… Molti di questi bambini provengono da altre province e quando magari vi ritornano propagano l’eco della vita di strada a Lubumbashi, favorendo nuovi comportamenti simili.

Ci siamo così abituati a queste scene da trovarle normali? La beneficenza dato loro in strada non gli risolve i problemi, ma li incoraggia a rimanere in strada il più a lungo possibile. Se davvero vogliamo ridurre questo fenomeno, fermiamoci, smettiamola di “aiutarli” per strada. Altrimenti, si vuole fare una cosa e si fa il suo contrario.

Se davvero amiamo questi bambini, chiediamogli, forziamoli a raggiungere le strutture per coloro che non hanno riferimenti familiari sul posto, e dove potrebbero ricevere aiuto per davvero: percorsi educativi e di riabilitazione, supporto psico-sociale, formazione al lavoro. Agire nella direzione opposta vuol dire istituzionalizzare la loro presenza in strada.

Insegniamo loro qualcosa grazie a cui possano prendersi cura di sé. Se le entità provinciali lavorano in sinergia, scambiano informazioni e sviluppano nuove strategie per contenere i bambini nelle loro province d’origine, si rafforzerà il rispetto dei diritti umani.

Se nessuno è interessato a loro, se i nostri occhi non cambiano con loro, se non diamo loro ancora un’altra possibilità di essere educati, di una sana socializzazione, di svilupparsi in un ambiente sano… Ci prepareremo per un futuro difficile.

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