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Vaticano – Mons. Divassón Cilveti, SDB: “Il cristianesimo conserva il buono che c’è in ogni cultura aiutando, al contempo, i popoli a crescere”

16 Ottobre 2019

(ANS – Città del Vaticano) – In questa seconda settimana di lavori i Padri Sinodali sono chiamati a partecipare alle “Congregazioni” (assemblee generali) e ai “Circoli Minori” (lavori di gruppo). E quanto viene approfondito nelle aule del Sinodo spesso emerge anche nei briefing per la stampa. Lunedì 14 tra i partecipanti all’incontro con i media c’era anche mons. José Ángel Divassón Cilveti, già vicario apostolico di Puerto Ayacucho, Venezuela, e vescovo titolare di Bamaccora, che ha parlato del lavoro salesiano tra gli Yanomami e di quanto l’evangelizzazione possa far sorgere nelle diverse culture.

“Come salesiani, siamo presenti fra gli Yanomami, lungo la frontiera fra Brasile e Venezuela, dal 1957. In un primo periodo la nostra azione missionaria ha risentito ancora di un certo carattere paternalista e sacramentalista” ha affermato il presule salesiano.

Tuttavia, l’iniziativa dei salesiani si è modificata nel tempo, nella misura in cui emergeva la consapevolezza che il loro compito era quello di stare al fianco, di accompagnare. “Il Concilio – ha proseguito – ha aperto una nuova stagione. Abbiamo deciso di condividere la vita delle comunità, con profondo rispetto, consapevoli che erano gli Yanomami a dover prendere le redini del loro futuro. Noi ci siamo limitati ad aiutarli a farlo, promuovendo l’educazione, i progetti che li rendessero economicamente indipendenti, la difesa dei loro diritti”.

Con voce flebile, ma ferma, il prelato salesiano ha parlato anche di come è stato portato avanti il processo di evangelizzazione tra gli Yanomani: “Abbiamo compreso che per evangelizzare dovevamo conoscere gli Yanomami, i loro sentimenti, i loro sogni. Col primo gruppo, il cammino di preparazione è andato avanti per nove anni. Alcuni hanno lasciato. Altri sono arrivati al Battesimo e sono stati il seme di una Chiesa Yanomami”.

L’annuncio del Vangelo, ha poi aggiunto, ha portato solo del bene agli indigeni: “Il Vangelo non toglie niente alla loro identità. Il cristianesimo conserva il buono che c’è in ogni cultura aiutando, al contempo, i popoli a crescere”. Tra gli Yanomami, “in passato, se avevi ucciso qualcuno, venivi ucciso. E così iniziavano le continue lotte e i combattimenti che rendevano la loro vita difficile”. Ma i salesiani hanno portato agli Yanomami l’insegnamento di Gesù, che ha stimolato un ampio cambiamento culturale all'interno della loro comunità. “In quella cultura, il perdono è stato difficile, eppure queste persone che stavano imparando questa capacità... Si sono rese conto che avere la capacità di perdonare risolveva così tanti problemi!”

Infine, in merito ai pericoli che minacciano le popolazioni indigene in Amazzonia, mons. Divassón Cilveti ha denunciato la povertà degli indigeni che devono andare via semplicemente per sopravvivere. “Senza contare quelli che sono stati massacrati per lo sfruttamento della terra o le attività estrattive minerarie. In Amazzonia ci sono 35 multinazionali che lavorano senza controllo e senza autorizzazioni”.

Dopo le attività di questi prima giorni della settimana, domani, giovedì 17, i circoli minori presenteranno in assemblea le loro relazioni. La prima bozza di documento finale verrà presentata lunedì 21 per essere ulteriormente emendata fino alla presentazione finale il venerdì successivo.

A redigere il Documento finale saranno in 13: Relatore Generale, Segretario Generale, Prosegratario Generale e i due Segretari speciali del Sinodo; quattro membri eletti dall’assemblea; e quattro nominati dal Papa. Tra questi ultimi, ben due sono salesiani: don Rossano Sala, Professore di Pastorale Giovanile presso l’Università Pontificia Salesiana e Direttore della rivista Note di Pastorale Giovanile, e mons. Edmundo Ponciano Valenzuela Mellid, arcivescovo di Asunción, Paraguay.

La votazione sui singoli paragrafi del documento avverrà sabato 26 ottobre, ultimo giorno del Sinodo per la regione Pan-Amazzonica.

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