Italia – I giovani dell’Istituto Gerini di Roma all’opera contro Covid-19

13 Maggio 2020

(ANS – Roma) - Nessuno poteva immaginare che un gruppo di giovani del Centro di Formazione Professionale salesiano del CNOS-FAP dell’Istituto Gerini di Roma si trovasse coinvolto in modo diretto nella lotta a Covid-19. La riapertura delle aziende italiane dal 4 maggio, ha infatti permesso ai giovani del IV anno del settore elettronico di continuare l’attività di stage in azienda e, in questo particolare momento, l’attenzione è stata rivolta a trovare soluzioni per arginare l’emergenza sanitaria mondiale.

Tra gli allievi del IV anno, una decina sono tornati presso le aziende che operano nel settore elettronico e che contribuiscono fattivamente all’assemblaggio e al collaudo di apparecchiature per la prevenzione, la diagnostica e il monitoraggio del Coronavirus. Altri sono impegnati nel montaggio di ventilatori polmonari, indispensabili per tenere in vita le persone contagiate con condizioni respiratorie critiche, e altri ancora collaborano nel settore di speciali sensori posti sugli indumenti del personale sanitario, in modo da segnalare (tramite allarme o messaggio) la durata della loro presenza accanto a persone in situazioni a rischio.

L’esperienza accennata ricorda la figura di Don Bosco, grande educatore di giovani, e la risposta che seppe dare alla città di Torino quando, nel 1854, fu colpita dal colera.

Don Bosco credeva profondamente nel protagonismo dei giovani e affidava loro responsabilità anche al di sopra delle loro forze; non badava a spese per la loro formazione e ricercava le tecnologie più avanzate del tempo; li accompagnava personalmente nelle prime esperienze lavorative e curava il loro inserimento nel mondo del lavoro anche da un punto di vista contrattuale. Voleva che fossero esemplari da un punto di vista umano, cristiano e professionale per poter dare un contributo per il bene della società civile.

Nel 1854, quando il colera devastava la città di Torino, non esitò a mandare un gruppo dei suoi giovani più responsabili a soccorrere e alleviare le sofferenze di tanti malati. Chiese loro di rispettare le precauzioni sanitarie del tempo, di vivere in grazia di Dio e di avere una grande fede nella Madonna. Nessuno dei giovani si ammalò. Il loro coraggio e generosità suscitò la stima della gente e delle autorità del tempo, che ringraziarono pubblicamente Don Bosco e i suoi ragazzi per la preziosa collaborazione offerta alla città.

Oggi i “nuovi ragazzi di Don Bosco” collaborano fattivamente anche nell’offrire un prezioso contributo tecnico e scientifico per il bene dell’intera società.

InfoANS

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