Pakistan – “Con queste scintille di speranza, la missione e il futuro del Pakistan sono luminosi”: intervista a don Gabriel Cruz

23 Settembre 2021

(ANS – Lahore) – Il salesiano don Gabriel Cruz è il Delegato Ispettoriale del Pakistan, Delegazione che appartiene all'Ispettoria delle Filippine Sud. L’opera salesiana, qui, è stata fondata nel 1999, ma eretta a Delegazione solo nel 2015. Ci sono due case: una al confine con l'Afghanistan, nella città di Quetta, e un'altra al confine con l'India, nella città di Lahore. Don Cruz racconta ad ANS la sua esperienza in Pakistan, a contatto con una cultura allegra e con tanti giovani che apprezzano l’impegno dei missionari salesiani.

Può dare un'idea del numero di confratelli, delle case e delle attività che vengono svolte in Pakistan?

Attualmente in Pakistan siamo solo quattro salesiani. Abbiamo anche un altro confratello laico del Vietnam, che ora è nelle Filippine per gli studi e il rinnovo del visto. Ci sono anche alcuni confratelli in formazione: tre aspiranti, quattro prenovizi, un novizio, due praticanti e un salesiano studente di Teologia. La missione è molto vasta. Abbiamo scuole elementari, una scuola tecnica, un centro studi serale, laboratori per donne, l’oratorio, collegi per ragazzi, ragazze e aspiranti. Inoltre, sosteniamo anche la parrocchia e il seminario diocesano.

Cosa ti ha spinto a partire come missionario in Pakistan? Sei felice della tua scelta?

Sono decisamente felice di vivere e lavorare come salesiano in Pakistan. In realtà non è stata una scelta personale, posso piuttosto dire che il Pakistan ha scelto me. Dopo diversi anni di richieste fatte al Rettor Maggiore per avere la possibilità di essere missionario ad gentes, mi ha proposto direttamente di andare a lavorare in Pakistan. Ho accettato volentieri questa missione e ovviamente non ho rimpianti.

Abbiamo sentito parlare del giovane martire Akash Bashir? Può dirci brevemente cosa è successo?

Akash Bashir era uno dei nostri Exallievi dell'Istituto Superiore Don Bosco di Lahore. Faceva parte di un gruppo di giovani volontari in una parrocchia a Youhanabad. I giovani di questo gruppo prestavano il loro servizio all'ingresso della chiesa come guardie di sicurezza, durante le celebrazioni eucaristiche. È successo così che il 15 marzo 2015, una domenica di Pasqua, Akash era di guardia all'ingresso della chiesa. Ha notato un uomo avvolto con dell'esplosivo sul corpo, intenzionato a uccidersi all'interno della chiesa dove decine di famiglie stavano partecipando alla Santa Eucaristia. Akash Bashir ha cercato di fermare l'uomo. Lo abbracciò e morì sul posto: aveva solo 20 anni. Ciononostante, quel giorno salvò centinaia di vite da un massacro efferato.

Cosa raccontano gli amici, i familiari e la gente di Akash Bashir, in Pakistan?

Tutta la famiglia, gli altri fedeli che erano presenti il giorno dell'esplosione, l'intera comunità cristiana di Youhanabad e anche i cristiani di altre confessioni in Pakistan sono grati a Dio per la vita e la testimonianza di fede di Akash Bashir. Dalla sua morte, molte persone sono state rafforzate nella loro fede e nella loro vita di preghiera. Allo stesso tempo, molti giovani si sono uniti a vari gruppi di servizio anche nelle altre parrocchie.

Come vede il futuro della Congregazione Salesiana in Pakistan?

Il punto di forza della nostra presenza carismatica e della sopravvivenza della missione in corso è stata la collaborazione con i laici nelle nostre presenze. Abbiamo un folto gruppo di Exallievi salesiani e abbiamo già iniziato un gruppo di aspiranti all'Associazione dei Salesiani Cooperatori. Presto inizieremo anche il gruppo dell'ADMA. Ogni anno abbiamo anche un buon numero di giovani che vogliono entrare nella Congregazione salesiana. Con queste scintille di speranza, la missione e il futuro del Pakistan sono luminosi.

Quali sono le caratteristiche che ammira nella cultura pakistana?

Il Pakistan è un Paese musulmano. Quindi, la cultura in generale è una cultura musulmana, centrata sulla vita religiosa. Un altro aspetto importante nella cultura pakistana è la famiglia, che è generalmente una famiglia grande e numerosa. È anche una cultura allegra: ai pakistani piace cantare, ballare e passare il tempo libero con i loro amici.

I giovani apprezzano la nostra missione e il carisma di Don Bosco?

Molto prima di noi, altre Congregazioni religiose si sono già stabilite in Pakistan. Domenicani, Francescani, Oblati di Maria Immacolata hanno lavorato qui molto prima della fondazione del Paese, che ha ottenuto l'indipendenza nel 1947. Anche se siamo una Congregazione molto giovane in Pakistan, con pochi salesiani e due comunità, il nostro servizio educativo ha avuto un grande impatto sui cristiani e sui musulmani del Paese. I giovani sono attratti dai nostri servizi e naturalmente amano il nostro carisma salesiano. L'associazione degli Exallievi lavora a vari progetti per aiutare le comunità cristiane in campo educativo e pastorale.

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