Uganda – Con i rifugiati… Verso un “noi” sempre più grande

21 Giugno 2021

(ANS – Palabek) – Ieri, domenica 20 giugno, si è celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato. I Salesiani sono fortemente impegnati nella cura di tanti giovani e comunità costretti ad abbandonare le proprie case e il Settore per le Missioni intende diffondere nella Congregazione una maggiore sensibilità sul tema, in vista di un lavoro sempre più incisivo ed efficace. Per questo oggi condividiamo un’ampia sintesi della riflessione di don Lazar Arasu, salesiano indiano, incaricato della comunità di Palabek, in Uganda.

Mentre sto scrivendo questo messaggio per la Giornata Mondiale del Rifugiato, ricevo telefonate angoscianti dai Centri per la Salute di Palabek, che riportano come le infezioni da Coronavirus aumentino quasi ogni ora. Le condizioni di vita, in particolare la situazione igienica nell’insediamento dei rifugiati, sono spaventose. Ed è sempre stato così. È in questo contesto che qui celebriamo la Giornata Mondiale del Rifugiato.

Ogni anno questa giornata mette in evidenza i diritti dei rifugiati, la loro resilienza nel ricostruire le loro vite e la protezione di cui hanno bisogno. I rifugiati sono nostri ospiti non che estranei; sono nostri fratelli e sorelle, non persone di passaggio. Tutti possono essere costretti a diventare migranti e rifugiati. La maggior parte di loro non ha scelto di trovarsi nella condizione in cui è: sono diventati rifugiati a causa della guerra, dell’insicurezza, dei disordini politici, delle calamità naturali e dal cambiamento climatico.

È una sfortuna che una parte considerevole dell'umanità sia trasformata in rifugiati nel mondo di oggi. Uno sguardo più profondo a questa realtà ci dice che sono l’avidità umana e l’egoismo di pochi che fanno soffrire gli altri esseri umani di una miseria indicibile. Persone che vivevano nella loro terra e si guadagnavano da vivere sono state private della loro terra e dei loro mezzi di sussistenza e costrette a rifugiarsi in terre e culture sconosciute. Tanto che poi anche l’autostima e la dignità umana come persone vengono messe in gioco.

In questo contesto Papa Francesco, nella Fratelli Tutti invita tutti a vivere la logica del “Noi”, costruendo così una famiglia umana. Nel contesto della pandemia del Coronavirus ha scritto: “Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica. Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più ‘gli altri’, ma solo un ‘noi’”. (n. 35). Sì, quando considereremo tutti come parte della nostra famiglia, nessuno sarà più un migrante e un rifugiato.

Papa Francesco ha presentato alla Chiesa il suo messaggio per la Giornata Mondiale del Rifugiato, con il tema: “Verso un ‘Noi’ sempre più grande”. È facile vedere la sintonia con il tema che è stato dato dalle Nazioni Unite per la Giornata del 20 giugno: “Insieme curiamo, impariamo, risplendiamo”. La parola che emerge forte è “noi”.

Insieme guariamo, concerne i diritti dei rifugiati in tema di salute.

Insieme impariamo, riguarda la possibilità di trasformare le vite dei giovani rifugiati offrendo loro l’educazione.

Insieme risplendiamo, mira a sostenere i rifugiati nello scoprire la loro creatività e potenzialità, per dare il meglio nella vita

(…)

Il pronome “noi” sta per insieme, unità, vicinanza, inseparabilità, amicizia e anche intimità. Forse, nel mondo del consumismo, del materialismo e del profitto, il concetto del “noi” è facilmente dimenticato e trascurato. Ora le Nazioni Unite e i leader mondiali come Papa Francesco ci chiamano a sentire il senso del “noi”. In questo momento questo sentimento da solo può salvare i rifugiati e tutti, specialmente in questo terribile periodo di pandemia di Coronavirus. Il sentimento del “noi” può sicuramente aiutarci a stare insieme (anche se nella distanza fisica/sociale)

(…)

Mentre è importante proteggere e migliorare la vita dei rifugiati ogni singolo giorno, la Giornata Mondiale del Rifugiato può aiutare a focalizzare l’attenzione globale sulla condizione di quanti fuggono da conflitti o persecuzioni. Molte attività organizzate nella Giornata Mondiale del Rifugiato creano opportunità per sostenere i rifugiati.

L’Uganda, pur essendo un Paese povero e in via di sviluppo, è stata accogliente, soprattutto da parte dei cittadini comuni. Ora è responsabilità della comunità internazionale mantenere il proprio impegno nel mantenere le promesse di soddisfare i bisogni fondamentali dei rifugiati, specialmente in questo momento di pandemia. La vaccinazione dovrebbe essere estesa anche ai rifugiati.

Invece le razioni di cibo sono state ridotte e il sostegno ai programmi di sussistenza è stato portato al minimo. Con il sentimento del “Noi” mettiamo tutti insieme i nostri cuori e le nostre mani per raggiungere i rifugiati che sono alle nostre porte. 

Possano continuare a risuonare nelle nostre orecchie le parole di Papa Francesco pronunciate per questo giorno: “A tutti gli uomini e le donne del mondo va il mio appello a camminare insieme verso un noi sempre più grande, a ricomporre la famiglia umana, per costruire assieme il nostro futuro di giustizia e di pace, assicurando che nessuno rimanga escluso… Siamo chiamati a sognare insieme. Non dobbiamo aver paura di sognare e di farlo insieme come un’unica umanità, come compagni dello stesso viaggio, come figli e figlie di questa stessa terra che è la nostra Casa comune, tutti sorelle e fratelli” (Messaggio del Santo Padre per la 107a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato).

Il testo integrale del messaggio di don Arasu è disponibile nella versione inglese dell’articolo.

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