Editoriale

Ascoltare con il cuore

Lo sguardo attento di una madre al fianco del suo bambino la fa rispondere immediatamente con un tocco gentile o una carezza al minimo pianto o movimento del bambino. È questo, forse, un buon esempio di cosa significhi ascoltare con il cuore. La madre sente ciò di cui il bambino ha bisogno.

Ascoltare con il cuore è l’esperienza di una persona nobile, amorevole e compassionevole. Guardandoci intorno, vediamo milioni di persone che soffrono in silenzio ogni giorno. Tutti desiderano essere ascoltati. Ma il caos, i tanti rumori e il frastuono hanno causato molta sordità interiore e ascoltiamo solo alcuni suoni. Abbiamo perso la qualità di entrare in empatia, di ascoltare e di sentire.

L’appello ad ascoltare con l’orecchio del cuore è l’invito di Papa Francesco per la 56ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, si celebra, come ogni anno, nella Domenica dell’Ascensione (28 maggio 2022). Ma siamo davvero in ascolto? Come possiamo ascoltare con il cuore?

Stavamo ore, da bambini, con gli occhi che frugavano il cielo buio per sorprendere le stelle cadenti.  Ci dicevano: “Quando vedi una stella che cade, esprimi un desiderio”. Ma è sempre triste vedere una stella che si stacca dal cielo e cade. Dove vanno le stelle che cadono?

Una delle esperienze più belle che viviamo come educatori è quando un giovane si avvicina a noi durante il giorno e ci chiede un minuto perché deve confidarci qualcosa di importante: «Don, sono innamorato, sono la persona più felice del mondo. Volevo proprio dirtelo perché sei una persona importante per me». Il volto ha una strana luminosità, le parole si accavallano, c’è agitazione e poi il silenzio. Aspettano la nostra risposta. A volte aspettano solo che diciamo loro che siamo felici e che condividiamo la loro gioia, una parola di incoraggiamento. Si sente la magia del momento.

Ciò che più serve a un adolescente è essere “sentito”.

In generale si sente dire che i giovani sono: appassionati, impavidi, idealisti, spericolati. È vero che i giovani sono così, a volte potrebbe essere un vantaggio o un pericolo. Ma, un freddo dicembre del 1859, nel silenzio della periferia di Torino, in una stanza modesta, 19 giovani ascoltavano attenti le parole di un prete sognatore e fecero un patto: promisero di darsi interamente a Dio e di aiutare i giovani per tutta la vita. E di essere come don Bosco, quel prete che soprattutto li amava.

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