Editoriale
Molti sostengono che il mondo è fatto di numeri, ma non è fatto anche di parole? Il linguaggio è lo strumento di comunicazione più efficace per gli esseri umani. Una delle emozioni più profonde dei nostri genitori è stata quella di sentirci dire la prima parola quando imparavamo a parlare. Ci sono parole che causano più danni nella nostra vita di una pugnalata e altre che sono balsami che guariscono le ferite più profonde. La nostra società e l’intera realtà che siamo sono state costruite sulle parole.
È mezzogiorno, siamo a Roma, nella casa salesiana del “Sacro Cuore”, posta di fronte alla Stazione Termini, la stazione ferroviaria più importante d’Italia. Ogni giorno vi passano mezzo milione di persone, ma oggi solo una ventina di persone si muovono con il volto coperto da mascherine.
Quali giovani dovrebbero essere i protagonisti della storia?
I giovani agnostici? Sì
I giovani che hanno una fede tiepida? Sì
I giovani che sono lontani dalla Chiesa? Sì
Ogni giovane ha qualcosa da dire agli altri, agli adulti, ai sacerdoti, alle suore, ai vescovi e al Papa.
La Strenna del Rettor Maggiore per l’anno prossimo invita tutti noi in modo concreto a confrontarci con l’ideale che dobbiamo raggiungere con i nostri giovani nel 2020. Nelle attuali condizioni, nei nuovi contesti sociali e culturali, indubbiamente è un compito complesso perché frutto di un delicato rapporto pedagogico in cui il giovane è protagonista di questo processo. Una testimonianza della vita di Don Bosco potrebbe illuminarci: