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Italia – Causa mons. Cognata, Madre Benghini: “Il Signore ha illuminato le tenebre dell’errore dando splendore alla verità”

23 Aprile 2020

(ANS – Tivoli) – Madre Graziella Benghini, Superiora Generale delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore, dopo la comunicazione che Papa Francesco ha dato il consenso all’apertura della Causa di Beatificazione di mons. Giuseppe Cognata, SDB, (1885-1972) Vescovo di Bova e Fondatore della loro Congregazione, ha rilasciato quest’intervista.

La Congregazione delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore aspettava da tanto tempo questo lieto giorno. Cosa rappresenta l’avvio della Causa di Beatificazione del vostro fondatore?

Quando mi è pervenuta la notizia da tanto attesa e sperata, dentro di me si sono rincorsi tanti sentimenti, emozioni e volti di sorelle che in questi lunghi anni hanno offerto, pregato e sofferto perché arrivasse questo giorno. Una sola parola sentivo insistentemente sgorgare dal mio cuore: “grazie”. Il grazie al Signore che ha illuminato le tenebre dell’errore dando splendore alla verità; grazie al Santo Padre Papa Francesco per il coraggio nel riconoscere l’innocenza di mons. Cognata, dando un segno trasparente di giustizia e rispetto. Questa volta sentivo scorrere lacrime di gioia, finalmente la vita ha trionfato sulla morte.

Quale aspetto del carisma salesiano mons. Cognata ha incarnato e testimoniato con più forza?

Per ogni Oblata si tratta di riscrivere una nuova pagina con l’inchiostro di una sempre maggiore generosità nel vivere il carisma dell’Oblazione, con l’inchiostro della carità tanto cara al Fondatore.

Qual è l’attualità ecclesiale della testimonianza evangelica di mons. Cognata?

Per me l’aspetto più bello e impegnativo che ha vissuto mons. Cognata è quello della fiducia assoluta nell’accettazione di quanto il Signore ha permesso. Si tratta di quella docilità interiore che accoglie come privilegio l’essere associati all’opera redentrice abbracciando la croce, per assomigliare al Maestro. Croce che diventa anche possibilità di dono gioioso e serenità interiore, anche nella prova.

Questo atteso riconoscimento è giunto nel tempo pasquale e in un mondo colpito dall’epidemia del coronavirus. Quali riflessioni le ispirano queste circostanze?

La Provvidenza ha disposto che la sua innocenza venisse riconosciuta in un tempo della storia non solo di pandemia, ma anche di difficoltà della Chiesa per le varie ombre che non sempre la rendono trasparente. La testimonianza di mons. Cognata può essere per tutti esempio di fedeltà e di integrità, di umiltà, di silenzio e di obbedienza fino al punto da restare sereno anche difronte alle calunnie e alle menzogne, mantenendo la fiducia nel Signore che conosce la verità e sapendo aspettare i tempi di Dio.

Cristo ci ha redenti liberandoci dalla paura di restare schiavi del nemico mortale e rassicurando l’umanità che non siamo soli e non dobbiamo lasciarci soffocare dalla sfiducia, perché torneranno a risplendere i colori dell’arcobaleno, come è tornato il sole splendido nella vicenda del nostro Fondatore.

Queste circostanze mi ispirano inoltre sentimenti di fiducia nella Chiesa che, anche se a passi lenti, è riuscita a fare emergere la verità; e che il Signore prova, ma non abbandona mai i suoi figli.

Questo tempo, che apparentemente ci costringe a stare fermi, sta facendo germogliare nuovi frutti, forse dimenticati o trascurati: silenzio, preghiera più intensa, relazioni famigliari e comunitarie, consapevolezza dell’essere molto fragili e necessità di riscoprire la propria essenzialità di creature e figli.

 

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