Presentati, Francisco Miguel!
Sono Francisco da Graça Miguel, SDB, di nazionalità angolana, originario della Visitatoria “Mama Muxima” dell’Angola, con sede nella capitale del Paese, Luanda.
Che cosa ti ha ispirato nella decisione di diventare missionario?
Ciò che mi ha ispirato a intraprendere la scuola di vita missionaria salesiana è stata soprattutto la testimonianza di vita che molti missionari salesiani hanno dato nella mia parrocchia, attraverso gli oratori festivi, i campi giovanili e altre attività da loro molto ben organizzate e animate, insieme ad altri giovani della comunità. Erano persone molto semplici e gentili, amichevoli e facili da trattare e mi piaceva così tanto che volevo essere come loro. E fin dal primo momento in cui ho deciso di seguire quest’aspirazione, lo scopo è stato quello di offrire la mia vita di missionario sull’esempio di quei fratelli missionari, molti dei quali vivono ancora e sono attivi nella mia Visitatoria.
Sei felice della destinazione che ti è stata assegnata? Hai timori o preoccupazioni riguardo al nuovo luogo, alla cultura o alle persone?
Sì, lo sono! E sono davvero felice perché sono angolano e, in quanto tale, considero il popolo brasiliano un popolo fratello, perché oltre a parlare la stessa lingua, ha molte altre affinità culturali e non solo, e questo ci ha uniti. Quindi è come entrare nella casa di un familiare diretto. Come missionario ero disposto ad essere inviato ovunque, tuttavia quando ho ricevuto la lettera di obbedienza data da don Jorge Crisafulli, il Consigliere Generale per le Missioni, sono rimasto in silenzio per più di tre minuti, perché non era un Paese in cui personalmente contavo di essere inviato, dato che non faceva parte delle priorità missionarie per quest’anno. Perciò, a dire il vero, ora attendo con impazienza, curioso di conoscere la mia nuova patria, non tanto con paura, ma con fiducia, prima di tutto in Dio che manda me e i miei fratelli che mi riceveranno, e che per questo ringrazio già.
Come hanno reagito familiari, amici e tuoi confratelli quando hai parlato loro della tua vocazione missionaria?
I miei genitori all’inizio hanno reagito con tristezza, soprattutto la mia cara madre: le era sufficiente sapere che suo figlio fosse religioso e per questo motivo sarebbe stato lontano da casa, con la possibilità di vedersi magari una volta l’anno. Ora sapere che non solo sarò fuori dalla mia Visitatoria, ma per di più, dal mio Paese –nonostante ci saranno momenti per visitare la famiglia – è stato troppo per lei e per gli altri membri della famiglia. Ma comunque capiscono e accettano la mia decisione e mi sostengono nel miglior modo possibile.
Quanto ai confratelli hanno reagito con la più alta manifestazione di sostegno e fraternità, tanto che la mia decisione serve da motivazione per altri confratelli che sentono anche questa chiamata missionaria fuori dalla loro patria. Gli amici e gli altri compagni hanno accolto la notizia con gioia e mi danno forza e coraggio per andare avanti confidando sempre in Colui che ci chiama ad essere testimoni della sua parola lontano dalla nostra gente e dalla nostra terra. A tutti loro va la mia più alta gratitudine. Grazie per la forza che mi date!
Quali sono i tuoi progetti e sogni per la tua vita missionaria?
Sinceramente non ho un piano personale per la mia vita missionaria; i miei piani saranno quelli della comunità ispettoriale che mi accoglierà. Perciò mi metto a completa disposizione della MISSIONE e se ho un piano, allora è proprio questo: essere a disposizione del Signore attraverso i miei superiori, attraverso la mia comunità.
Hai in mente qualche modello di grande missionario di cui vorresti seguire lo stile e la vita?
Sì, ne ho! Innanzitutto, i nostri due grandi martiri missionari in Cina, Luigi Versiglia e Callisto Caravario, che hanno donato la vita fino a diventare martiri, insieme a molti altri fratelli che hanno fatto e fanno lo stesso fino a oggi.
Nutro anche rispetto e ammirazione per alcuni missionari nella mia Visitatoria dell’Angola che, da quando sono arrivati lì, lavorano instancabilmente a beneficio dei giovani più poveri e delle masse; anche durante il periodo dei conflitti armati hanno semplicemente deciso di restare e di prendersi anche una pallottola se necessario, il tutto a beneficio della missione assunta. Alcuni furono addirittura uccisi e molti altri ancora oggi si donano in quella Visitatoria. Parlo qui di Mons. Tirso Blanco, di don Alvino Beber, che fu il primo missionario salesiano ad arrivare in Angola, proveniente dall’Ispettoria di San Paolo in Brasile; di don Víctor Sequeira, attuale Superiore; di Mons. Martín Lasarte, di don José Uria, anch’egli tra i pionieri in Angola; di don Aurélio Neto e di molti altri salesiani che non ho citato qui, ma che si donano con abnegazione in quelle terre. A tutti loro i miei ringraziamenti per la loro dedizione e testimonianza.
Come vivi l’esperienza del corso missionario (Corso Germoglio) e la partecipazione a questa 156ª Spedizione Missionaria?
Mi sento privilegiato di frequentare in questo momento il Corso Missionario! In primo luogo, per il fatto che celebriamo i 150 anni della Prima Spedizione Missionaria; poi, per aver svolto il corso proprio qui sui Luoghi Santi Salesiani, dove tutto ebbe inizio. Penso, senza esagerare, che qualsiasi Salesiano di Don Bosco al mio posto si sentirebbe privilegiato per queste tre settimane formative. Sono perciò grato a tutta l’équipe del Settore per le Missioni che ha avuto l’audacia, nel buon senso della parola, di scegliere questo luogo così significativo per qualsiasi figlio di Don Bosco per realizzare questa formazione. Grazie mille!
Qual è il tuo messaggio ai giovani riguardo alla scelta missionaria e alla vocazione?
C’è un bellissimo canto vocazionale che cantiamo sempre quando c’è un’ordinazione o un invio missionario che recita: SE IL SIGNORE TI HA CHIAMATO, SE IL SIGNORE TI HA SCELTO, NON VOLTARTI INDIETRO. Con questa piccola citazione a voi, amati giovani, dico: non abbiate paura di rispondere alla chiamata del Signore, non abbiate paura di rischiare un’avventura d’amore con Lui! Se questa avventura sarà nella vostra terra e tra il vostro popolo o se sarà fuori dalla vostra patria, tra altre genti, non abbiate paura, poiché Colui che ha iniziato in sé la buona opera la porterà a buon porto. Colui che vi ha chiamato a servirlo, sicuramente vi rassicurerà, sarà sempre con voi.
Se il Signore ti ha chiamato, se ti ha scelto non voltarti indietro: va’ perché sei stato convocato, sei un privilegiato, e non dire di no, perché Lui ti aspetta nella persona dei più poveri e dei più bisognosi.
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