Presentati, Eric!
Sono Eric Ndayicariye, Salesiano di Don Bosco e membro della 155ª spedizione missionaria. Sono nato nell’arcidiocesi di Bujumbura, in Burundi e appartengo all’Ispettoria Africa Grandi Laghi (AGL), anche se sono stato inviato alla Delegazione del Mongolia, appartenente all’Ispettoria della Corea.
Provengo da una famiglia cattolica con nove figli, cinque maschi e quattro femmine. In casa abbiamo imparato i valori cristiani fin dall’infanzia e siamo abituati a partecipare alla Messa domenicale. Mio padre ha sempre insistito che studiassimo, poiché lui non aveva avuto l’opportunità di andare a scuola: ne soffriva molto e ha fatto tutto il possibile per permettere a noi di studiare. Ho avuto anche la possibilità di entrare nel gruppo dei chierichetti della parrocchia e nel “movimento giovanile Chiro”, attraverso il quale ho sentito parlare di Don Bosco.
Che cosa ti ha ispirato a fare la scelta di diventare missionario?
È stato un percorso a più tappe. Fin da piccolo, servire all’altare come ministrante ha suscitato in me il desiderio di diventare sacerdote. La mia prima scintilla vocazionale è arrivata nel 2015 grazie a un sacerdote diocesano che mi ha guidato al seminario minore. Più tardi, nel 2017, ho incontrato i Salesiani attraverso un amico seminarista e suo fratello, don Willy Ndayishimiye, la cui testimonianza mi ha profondamente attratto. La loro vita di preghiera, lo spirito di famiglia e la dedizione alla salvezza dei giovani mi hanno fatto capire che Dio mi chiamava a una vocazione salesiana, non diocesana. Ho anche percepito come lo zelo missionario fosse centrale in questa chiamata, ispirato dai missionari che hanno lasciato tutto per portare Cristo nel mio Paese. Poi, sentire su Radio Maria le testimonianze sulle nazioni che ancora non conoscono Gesù ha suscitato in me l’urgenza di San Paolo di proclamare il Vangelo. Infine, attraverso la Scrittura, in particolare la fede di Abramo, ho fatto discernimento e ho compreso che Dio aveva un piano personale per me: diventare missionario ad gentes.
Sei felice del luogo in cui vai? Hai timori o esitazioni riguardo al nuovo posto, alla cultura e alle persone?
Prima di essere inviato in Mongolia non ne avevo mai sentito parlare, ma recentemente, grazie alla visita di Papa Francesco nel 2023 e ai media, sono diventato consapevole della situazione della Chiesa Cattolica in Mongolia. Non sono rimasto sorpreso della mia destinazione: vi ho riconosciuto la volontà di Dio nel farmi diventare missionario proprio là dove la Chiesa Cattolica, in generale, e la Congregazione Salesiana, in particolare, si trovano nella fase iniziale dell’annuncio del Vangelo.
Come hanno reagito i tuoi familiari, amici e confratelli quando hai detto loro della tua vocazione missionaria?
L’incontro con i Salesiani fu l’inizio della mia risposta a questa chiamata; prima di entrare nella Congregazione Salesiana, condivisi con i miei genitori il desiderio di diventare Salesiano per andare ad annunciare la Buona Notizia di Gesù Cristo là dove non è conosciuta; i miei genitori hanno sempre benedetto questa scelta e augurato ogni bene.
Quali sono i tuoi progetti e sogni per la tua vita missionaria?
Attraverso il gruppo “Chiro” avevo appreso che Don Bosco è amico dei giovani; non desiderava salvare solo i giovani del suo Paese, ma i giovani di tutto il mondo. Don Bosco divenne l’amico di tutti i giovani perché era amico di Gesù Cristo e di sua Madre. Il suo Sistema Preventivo mi ha fatto amarlo molto; per me Don Bosco ci educa a essere come Dio, che ci precede ovunque.
Così ora voglio io stesso diventare un missionario ben integrato nella cultura, nella lingua e nella vita della Mongolia, e di offrire Gesù Cristo ai mongoli; come Don Michele Rua, desidero essere un nuovo Don Bosco, in Mongolia.
Hai in mente alcuni grandi missionari il cui stile e la cui vita vorresti seguire?
Il mio modello è San Paolo che, dopo aver incontrato il Signore Risorto, divenne suo missionario; grazie a lui la fede in Cristo si diffuse tra i pagani. Ora possiamo porci questa domanda: cosa sarebbe la Chiesa senza San Paolo? Vedendo che questa mia vocazione richiede l’aiuto di Dio e ispirandomi a San Paolo, ho scelto questo versetto della Sacra Scrittura come mio motto: “Ti basta la mia grazia” (2 Cor 12,9).
Come vivi l'esperienza del corso missionario (Corso Germoglio) e la ricezione della croce missionaria nel 150° anniversario?
È una grande gioia per me partecipare a questo corso che sta aprendo la mia mente e rafforzando la mia vocazione missionaria salesiana. Quando rifletto sulla Prima Spedizione Missionaria Salesiana, immagino Don Bosco stesso che mi dice oggi le stesse cose che disse ai primi missionari.
Qual è il tuo messaggio per i giovani riguardo alla scelta e alla vocazione missionaria?
Concludo dicendo a tutti i giovani che Dio ha bisogno di noi perché diventiamo suoi discepoli missionari: da giovani siamo la speranza della Chiesa e della Congregazione. Usciamo dalla nostra zona di comfort, incontriamo le persone che ci aspettano e siamo tra loro come Don Bosco.
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