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Italia – Coltivare l’arte di sognare. La missione di un educatore salesiano

18 Ottobre 2017

(ANS – Catania) – “Quando un gruppo di insegnanti sono riuniti, di certo stanno sparlando dei ragazzi... Per questo io li evito. All’intervallo preferisco stare coi ragazzi, vivere la dimensione Salesiana del cortile, nei corridoi. Impari a conoscerli in un modo diverso da come te li trovi davanti in aula”. A pronunciare queste parole è Marco Pappalardo, 41enne catanese, docente di lettere ed educatore, cresciuto nel Movimento Giovanile Salesiano (MGS).

La sua esperienza di docente è iniziata nel 2001. “Mi ero appena laureato. L’opportunità arrivò da un istituto paritario, la scuola media delle suore Cappuccine del Sacro Cuore, qui a Catania. Era anche la prima volta che le suore sceglievano un insegnante maschio. Non fu un caso: in quel periodo avevano un gruppo di ragazzi affidati dal Tribunale dei minori, la necessità di una figura maschile si sentiva. Fu una bella avventura sia da un punto di vista didattico sia umano. Provai fin dall’inizio a metterci dentro quanto avevo vissuto nel mondo salesiano, l’idea di costruire relazioni con questi ragazzi. Alcuni mi capita ancora oggi di incontrarli, sui social network ma anche al mercato. In quegli anni per loro ero diventato davvero tutto, forse l’unico che li chiamava davvero per nome”.

Sono stati questi ragazzi a costruire Marco come insegnante: “Ho capito chi volevo essere dentro il mondo della scuola: non un cultore di materie o chissà quale studioso, ma qualcuno che potesse fare del bene agli altri attraverso l’insegnamento delle discipline”.

Successivamente è passato al liceo salesiano di Catania. “Passai direttamente all’ambiente salesiano, quello dove ero già inserito con l’oratorio. Mi trovai in mezzo a ragazzi di tutt’altra condizione, quella di chi sta bene economicamente ma magari ha mille altri problemi. Si trattò di reimpostare tutto, anche dal punto di vista didattico, trattandosi di un liceo. Ma è stata un’altra bella sfida”.

Don Bosco resta ancora un modello valido per un educatore, per il suo “invito a stare in mezzo ai ragazzi” e “quella che lui chiamava la parolina all’orecchio: non i grandi interventi, ma la parola personale detta al momento giusto, magari anche fuori dall’aula. Senza il timore di una relazione educativa personale accanto a quella con la classe”.

Da pochi giorni ha intrapreso un nuovo percorso, l’insegnamento in una scuola statale. “Nella scuola pubblica vedo quel rivolgersi a ‘tutti, nessuno escluso’, di cui parla anche il percorso del Sinodo sui Giovani”.

Sui giovani e colleghi dice: “Molti ragazzi sono disillusi. E a dire il vero lo sono anche troppi insegnanti. L’orientamento è all’efficienza, ai risultati, e questo porta ad accontentarsi del minimo indispensabile, dei voti. Anche i genitori cadono spesso in questa trappola, dimenticandosi che la domanda vera a un professore dovrebbe essere: ‘Mio figlio come sta a scuola?’”.

Ma la soluzione ci può essere, e anch’essa è tipicamente salesiana: la capacità di sognare. “Coltivare i sogni insegna ad aspirare a qualcosa di grande per comprendere anche le piccole cose. Anch’io continuo a sognare. Fa crescere. E ti fa ritrovare un senso anche nell’italiano, nella storia, nella geografia”.

Marco Pappalardo ha recentemente raccontato la sua esperienza di educatore tra i ragazzi in un libro, il suo “Diario (quasi segreto) di un prof” (con un sottotitolo che è tutto un programma: “Pozioni e incantesimi per connettersi con gli adolescenti a scuola”). Nel testo, edito dalle Edizioni San Paolo, parla con un pizzico di ironia e tanta passione educativa della quotidianità della vita con i ragazzi in un liceo.

Fonte: Famiglia Cristiana

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