RMG – Aspirantato Missionario?
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10 Febbraio 2023

(ANS – Roma) – La Prima guerra mondiale fu seguita da un periodo di rinascita missionaria nella Chiesa Cattolica, che fu caratterizzato da incontri e mostre missionarie, da una fioritura di gruppi giovanili missionari e da pubblicazioni a tutti i livelli. In questo clima, il Beato Filippo Rinaldi fondò la rivista Gioventù Missionaria per animare i gruppi missionari salesiani. Infine, nel 1922, fondò a Ivrea il primo aspirantato, destinato alla formazione dei futuri missionari ad gentes. Il concetto era che, dopo gli studi secondari, gli aspiranti missionari venissero inviati nelle missioni, dove avrebbero iniziato il noviziato e intrapreso la formazione iniziale con i salesiani locali.

Dopo l’Istituto “Cardinale Giovanni Cagliero” di Ivrea, altri aspirantati missionari sono stati fondati in Italia: Penango, Gaeta, Bagnolo, Mirabello, Novi Ligure, Cumiana, Torino - Rebaudengo, Colle Don Bosco. In seguito, furono aperti aspirantati simili anche in Spagna (Astudillo), Gran Bretagna (Shrigley) e Francia (Coat-an-Doc’h). Buona parte dei missionari inviati nelle nuove presenze in America e in Asia proveniva da questi aspirantati missionari.

Nell’attuale processo formativo della Congregazione, il post-noviziato è la fase formativa in cui si approfondisce l’identità carismatica. Perciò, è la fase formativa più adatta per un serio discernimento missionario e in cui c’è la più viva e generosa disponibilità missionaria tra i salesiani. Dopo aver consultato la propria guida spirituale, il suo Direttore e l’Ispettore, il postnovizio può scrivere al Rettor Maggiore presentando la propria disponibilità missionaria.

Oggi l’Aspirantato Salesiano è considerato il ponte naturale tra la Pastorale Giovanile e la Formazione iniziale. Sebbene esistano diverse forme di aspirantato salesiano (ad esempio, aspirantati universitari, aspirantati della scuola superiore, ecc.), il loro obiettivo primario è quello di accompagnare i giovani che esprimono il desiderio e la volontà di discernere se Dio li chiama alla vita salesiana e, quindi, disposti a intraprendere un percorso di verifica per capire se questa attrazione iniziale è veramente una chiamata di Dio e se si hanno le condizioni adatte per accoglierla.

L’aspirante sperimenta l’accompagnamento in vista del discernimento attraverso una forte vita comunitaria con i compagni e l’équipe di accompagnamento, un’esperienza vissuta della Spiritualità Giovanile Salesiana, l’iniziazione alle attività apostoliche salesiane, in particolare in situazioni missionarie per maturare come uomo e cristiano. In questo modo, l’aspirante viene aiutato a scoprire se la chiamata di Dio per lui è verso la vita salesiana o verso qualcos’altro, per poi essere guidato verso di essa.

Dunque, oggi, più che l’aspirantato missionario, è importante che gli aspiranti abbiano esperienze missionarie significative, in particolare il coinvolgimento in qualche forma di volontariato missionario. Un’esperienza missionaria accompagnata e significativa favorisce nell’aspirante una più profonda consapevolezza che la vita consacrata salesiana implica il donarsi generosamente al servizio degli altri, specialmente dei più poveri, la disponibilità e lo spirito di sacrificio. Questi sono elementi importanti nel discernimento di ogni aspirante.

Domande per la riflessione e la condivisione:

Come possiamo suscitare nei giovani il desiderio e la volontà di scoprire la chiamata di Dio per loro?

Come creare una forte sensibilità missionaria nella nostra Comunità Educativa Pastorale?

Don Alfred Maravilla,

Consigliere Generale per le Missioni

InfoANS

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