RMG – Volgere lo sguardo al Cielo, per abitare santamente la terra
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31 Ottobre 2019

(ANS – Roma) – Al termine dell’udienza generale di ieri, 30 ottobre, Papa Francesco ha volto lo sguardo alle prossime giornate, quando la Chiesa celebrerà la Solennità di Tutti i Santi e farà memoria di tutti i fedeli defunti. Per questo, citando san Giovanni Paolo II, ha detto che questi due giorni “ci invitano a volgere lo sguardo al Cielo, meta del nostro pellegrinaggio terreno. Là ci attende la festosa comunità dei Santi. Là ci ritroveremo con i nostri cari defunti”. In quest’anno segnato dalla Strenna sul tema “La Santità anche per te”, l’esortazione del Papa diventa un nuovo invito a vivere la santità quotidiana con gli occhi fissi verso il Cielo e i piedi ben piantati sulla terra.

“Immagino che non poche persone, forse anche tra noi e certamente tra i giovani, avranno avuto la sensazione che la parola ‘santità’ suonasse un po’ estranea al linguaggio del mondo contemporaneo” afferma il Rettor Maggiore nella Strenna per il 2019. Eppure, prosegue, “‘farsi santi’ è il primo e il più urgente compito per un cristiano”.

Ma cosa vuol dire: “La santità anche per te”?. Papa Francesco lo esprime in modo semplice e chiaro nella sua Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate, quando, dopo aver affermato che per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi, aggiunge: “Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno…. Sei consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali” (GE, n° 14).

In questo modo la santità non è nulla di irraggiungibile, ma qualcosa veramente alla portata di tutti: qualcosa che spinge a diventare la migliore versione possibile di quello che Dio ha immaginato per ciascun essere umano. E, nel far ciò, la santità significa dare il proprio personale contributo alla costruzione, già in questa terra, di una “civiltà dell’amore”.

Quando, nella sua Lettera da Roma del 10 maggio 1884, Don Bosco scrive ai suoi giovani “Uno solo è il mio desiderio, quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità”, egli sottolinea l’unità tra la felicità di una vita “santa” sulla terra, con la beatitudine che potrà essere raggiunta in Cielo.

Le giornate del 1° novembre, con la celebrazione dei santi “riconosciuti”, e del 2 novembre, con il ricordo dei defunti – tra i quali sicuramente moltissimi che hanno vissuto “la santità della porta accanto”, per dirla con Papa Francesco – diventano allora un’occasione per rinnovare il proprio impegno a “farsi santi” in questa terra, per godere della beatitudine celeste, con i propri cari, in Paradiso.

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