L'Approfondimento

(ANS – Madrid) – Il 25 marzo del 2020 alcuni salesiani e laici tennero la prima videoconferenza di coordinamento per le iniziative salesiane a fronte della pandemia di Covid-19. Da quel giorno, e quasi ogni giorno, una e-mail informava delle diverse iniziative portate avanti nel nome di Don Bosco, in tutto il mondo, con un unico obiettivo: “Salvare vite”. In questo periodo, più di 11 milioni di persone in 121 Paesi hanno ricevuto assistenza grazie alla Famiglia Salesiana. Oggi, 7 aprile, Giornata Mondiale della Salute, è pertanto il giorno opportuno per rendere omaggio a tutti gli operatori sanitari e per sottolineare le iniziative che si sono sviluppate grazie alla solidarietà salesiana in tutto il mondo. Anche se c’è ancora molto da fare, poiché la disuguaglianza e la fame sono aumentate allo stesso ritmo della pandemia.

(ANS – San Severo) – “La religione è compenetrazione dei bisogni altrui”; “Qual è il nostro altare? Il Tabernacolo del tempio e la mano del povero”. Sono due espressioni di don Felice Canelli, sacerdote della diocesi di San Severo (Foggia, Italia) e Salesiano Cooperatore, oggi riconosciuto dalla Chiesa come Servo di Dio. Sono due motti che lui stesso visse per primo: per quasi un secolo (1880-1977), mosso dalla sua fede in Gesù, fu “fratello universale” - usando un’espressione di Papa Francesco - di tanti poveri, giovani, abbandonati che ricorrevano a lui.

(ANS – Perugia) – Nel 2022 si compiranno i primi cento anni dall’arrivo dei salesiani a Perugia. Un vero e proprio “giubileo”, come spiega don Wieslaw Dec, salesiano di origine polacca che da tre anni vive a Perugia. “La nostra vita è fatta di ritmi, di cicli, dell’alternarsi dei giorni comuni, del tempo ordinario con i giorni di festa. Ritengo necessario celebrare i nostri anniversari. Per questo, abbiamo iniziato a pensare questo centenario con tre anni di anticipo, programmando molte iniziative per fare memoria e dimostrare gratitudine a Dio per quanto abbiamo potuto fare nella città di Perugia”.

(ANS – Buenos Aires) – L’insegnamento della programmazione non è più un’esclusiva dell’educazione secondaria o tecnica. Perché non avvicinare anche i bambini ad uno strumento sempre più richiesto?

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