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Italia - 120 anni fa arrivarono i salesiani a Schio

10 Marzo 2021

(ANS – Schio) - Il 27 ottobre 1901 giungono alla stazione ferroviaria di Schio quattro viaggiatori a lungo attesi. Sono i primi salesiani a mettere piede in città. Davanti ai loro occhi si dischiude un territorio che si è fortemente trasformato nel giro di pochi decenni. L’evoluzione dell’industria laniera ha cambiato il volto di Schio, che si è guadagnata l’appellativo di “Manchester d’Italia” e che ha attirato masse di lavoratori dalle campagne. L’insediamento dei salesiani è stato fortemente voluto dal monsignor Francesco Panciera, definito il “padre della gioventù scledense” per la sua attività pedagogica nella congregazione di S. Luigi.

Nella seconda metà dell’Ottocento, Panciera è tra i primi a cogliere le esigenze e difficoltà dei figli della sempre più numerosa classe operaia. Capisce inoltre che, per creare dei percorsi educativi adeguati al mutato contesto sociale, è necessario affidarsi ad esperti dotati di nuovi approcci pedagogici. La scelta ricade sui salesiani per la loro capacità di coniugare catechismo, formazione e iniziative per il tempo libero. Nel 1890 inizia così una lunga mediazione con don Michele Rua, Primo Successore di Don Bosco. Dopo diverse lettere e alcuni viaggi a Torino, Panciera riesce ad ottenere l’apertura dell’oratorio nel 1901, anno in cui i salesiani prendono possesso di un edificio progettato appositamente per loro dall’ingegner Carlo Letter. Realizzato in meno di un anno, il fabbricato è dotato di una chiesa, un teatro e un cortile.

Il primo direttore è don Callisto Mander, che mette in pratica la pedagogia salesiana, la quale prevede di conseguire l’educazione e l’aggregazione sociale attraverso delle attività ludiche come teatro, musica e sport. Si tratta di percorsi che possono essere seguiti sia da bambini, sia da ragazzi più adulti. La prima attività a partire è quella della banda. Di lì a poco nasce il circolo giovanile Concordia, formato da ragazzi volonterosi che diventano sempre più protagonisti dell’oratorio. L’atto ufficiale di fondazione avviene il 31 maggio 1903 durante la visita di don Michele Rua. Per l’occasione il circolo si dota anche di un vessillo, che diventa un forte simbolo di appartenenza.

Nel teatro prendono vita le rappresentazioni del circolo filodrammatico, mentre nell’ampio cortile si svolgono le attività sportive come la ginnastica e il calcio, che nel 1906 si fondono nell’Unione Sportiva Concordia.
Tuttavia, a distanza di pochi anni la grande storia bussa alle porte dell’istituto. Il 13 giugno 1915 l’edificio viene infatti requisito dal Regio Esercito che lo trasforma nell’ospedale di guerra O73 e gli spazi interni vengono rivoluzionati. Solo nel 1919 viene ripreso il possesso dell’oratorio. Nel periodo postbellico le attività ripartono con vigore e nel 1923 nascono i giovani esploratori cattolici, tuttavia già nel 1931 il clima politico cambia radicalmente. Infatti, con la fascistizzazione del Paese vengono sciolte tutte le associazioni giovanili.

Il 14 maggio di quell’anno le camicie nere fanno irruzione nell’istituto salesiano per impossessarsi del vessillo del circolo Concordia, appena soppresso. La bandiera però viene messa in salvo in un fienile poche ore prima. Nel corso degli anni Trenta, poi, tra mille difficoltà, vengono avviate le prime classi elementari. Durante il conflitto, l’istituto salesiano rimane aperto per offrire rifugio ai giovani e a chiunque ne avesse bisogno. Nel secondo dopoguerra l’oratorio conosce una crescita esponenziale. Gli spazi si espandono con il palazzetto dello sport e il nuovo complesso per la formazione professionale, continuando così un cammino iniziato 120 anni fa.

Fonte: Walter Ronzani, Giornale di Vicenza

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