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Myanmar – Rinasce, fra i tagliatori di teste, la scuola primaria

08 Febbraio 2018

(ANS – Pang Wai) – Una piccola rete di scuole primarie nell’area attorno a Pang Wai, un territorio del Nord-Est del Myanmar abitato da tribù isolate, di fede animista, dove vige la pratica del taglio della testa dei nemici e dei traditori: è quella che nascerà grazie ai Salesiani di Don Bosco che, grazie ad un paziente lavoro di relazione, hanno saputo conquistarsi la fiducia di quelle tribù.

Per il governo centrale di Naypyidaw, la zona di Pang Wai, ai confini con la Cina, è una regione di ribelli estremamente pericolosa. È una regione montuosa caratterizzata dalla presenza di miniere di pietre preziose, in particolare di rubini. La caccia è la fonte di sostentamento alimentare, ma anche motivo di ripetuti conflitti fra villaggio e villaggio.

È evidente che realizzare un ampio progetto educativo in quella realtà non sia facile. Ma i Salesiani intendono avviare alcune piccole scuole in quattro villaggi. Si tratta anzitutto di ripristinare al loro uso le vecchie costruzioni un tempo destinate allo scopo, ma poi trascurate e diventate ora luogo di riparo di animali al pascolo. Dopo oltre cinque anni di abbandono, molti tetti sono crollati o pericolanti, le pareti sono sporche e i soffitti caduti. Per questo si è già attivata la Procura Missionaria Salesiana di Torino – “Missioni Don Bosco” – che provvederà a riparare le coperture di quegli edifici per farne nuovamente delle aule praticabili.

I Salesiani del Myanmar vogliono puntare sull’educazione dei più piccoli, instillando loro i principi basilari del rispetto della dignità umana e del vivere sociale. La scuola sarà condotta da educatori che riuniranno i bambini del villaggio fino a dieci-dodici anni e con loro cominceranno una prima alfabetizzazione, con attività e giochi di gruppo. I capi tribù sono d’accordo e questo è una garanzia non solo di sicurezza, ma anche di coinvolgimento delle loro comunità.

È interessante capire come sia stata guadagnata la fiducia da parte dei Salesiani. Il primo attore di questo avvicinamento è stato don Charles Sau Thi Han Lwing. Lo ha incontrato recentemente il Presidente di Missioni Don Bosco, il sig. Giampietro Pettenon, SDB: “Don Charles quando era giovane prete è entrato in relazione con questa gente e ha salvato la vita ad un bambino appena nato. La mamma era morta di parto nel dare alla luce il bambino e, per la superstizione di quelle tribù, se la madre muore di parto la causa è da addebitare al bambino che è nato. Quel bambino porterà sfortuna alla famiglia e dunque deve essere ucciso subito e sepolto assieme alla madre. Don Charles, che assisteva la moribonda, sentito quale sarebbe stata la fine del bambino appena morta la madre, ha implorato i capi del villaggio di consegnare a lui il neonato promettendo che l’avrebbe portato il più lontano possibile dal villaggio e che non l’avrebbero visto mai più. Così è stato, infatti. Il bambino venne portato in un orfanotrofio di suore al sud del Paese, nella zona di Yangon, e ora è un adolescente che si prepara a diventare un uomo adulto”.

Si coglie la lentezza con la quale possono crearsi rapporti con queste tribù, sottomesse ancora a mentalità chiuse e costrette alla marginalità. Le autorità del Paese periodicamente effettuano campagne di “bonifica del territorio”, che finiscono in scontri dove i morti sono sempre troppi e nelle quali non è difficile scorgere la compiacenza delle compagnie minerarie straniere, interessate ad arraffare senza vincoli di sorta i prodotti dell’attività estrattiva. Il vescovo locale ha lanciato l’invito ai Salesiani di occuparsi di queste popolazioni, portando ad esse il Vangelo che necessariamente passa attraverso la salvaguardia dell’identità e delle capacità locali. Una missione ad gentes in senso proprio. I giovani sono molti. Come dire di no, da parte dei Figli di Don Bosco?

Per ulteriori informazioni, visitare il sito di “Missioni Don Bosco”.

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