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Ecuador – L’esperienza del volontariato ha motivato Nicson a lavorare come Don Bosco

14 Febbraio 2019

(ANS – Esmeralda) – Il lavoro quotidiano con i bambini e i giovani vulnerabili di Esmeraldas ha suscitato l’interesse di Nicson Sicha, un giovane di 18 anni, per la vita consacrata. Vedere da vicino il lavoro svolto da salesiani come don Pedro Vidal, e rendersi conto del bene che si può fare verso i bambini e i giovani più bisognosi ha motivato questo giovane, originario del cantone di Limón Indanza, nell’interno dell’Ecuador, a seguire le orme di Don Bosco.

di Cristian Calderón

“Il volontariato è una tappa per decidere cosa ne farai della tua vita, per chiarire i tuoi dubbi sul futuro; nel mio caso specifico, sto pensando alla vita salesiana” racconta Nicson, che è stato uno dei protagonisti dell’ultimo incontro vocazionale promosso dall’Ispettoria, realizzato a gennaio nella casa di spiritualità “El Horeb”, a Quito.

Il fratello, la famiglia e la nonna

Alla domanda su quale fosse stato l’impulso che lo ho portato a fare volontariato, Nicson non ha esitato a rispondere: è stato merito di suo fratello Dillan, nato con una disabilità cerebrale e una gran voglia di vivere. Anche se i medici dicevano che non avrebbe avuto la possibilità di muoversi, la fede della sua famiglia in Dio e la tenacia di Dillan l’hanno reso in grado oggi di muovere le mani e di capire molte cose.

“Sono sicuro che mio fratello migliorerà ancora molto di più e sto facendo questo sacrificio anche per lui. Una frase che mi è piaciuta molto, e che ci è stata detto prima della partenza, è che forse noi possiamo aver bisogno di qualcosa, ma ci sarà sempre qualcuno che ha bisogno più di noi. È per questo che sono partito” racconta Nicson.

Tra gli ostacoli che ha dovuto affrontare, invece, Nicson ha segnalato il rifiuto dei suoi familiari, che non vedevano di buon’occhio questa sua decisione. Volevano che continuasse a lavorare nel ristorante di famiglia e per fargli cambiare idea gli proposero anche un aumento di stipendio. Ma lui ignorò quest’offerta e un giorno disse di andare al Santuario della Vergine Purissima di Macas, a oltre 100 km di distanza, e non fece ritorno a casa.

Nonostante tutto, però, qualcuno era rimasto dalla sua parte: la nonna, 52enne, Delia Chimbo, che lo sosteneva nel suo progetto di volontariato e sapeva dei suoi piani per raggiungere la comunità salesiana di Macas. Era lei la complice di questa avventura che Nicson aveva iniziato e che stava per non essere realizzata perché, a poche settimane dalla cerimonia di invio missionario, il suo nome ancora non faceva parte della lista dei volontari ammessi.

Infatti, non essendoci una presenza salesiana a Limón Indanza, il ragazzo non aveva potuto seguire una formazione previa e aveva dovuto chiedere delle lettere di raccomandazione perché il salesiano, don Luciano Bellini, potesse infine dare la sua approvazione. Per fortuna, comunque, tali lettere non tardarono ad arrivare, dato che Nicson era membro dei gruppi giovanili e dell’infanzia missionaria della sua parrocchia.

Quindi, con il permesso già pronto, si è però dovuto preparare intensamente per 21 giorni; ma i suoi sforzi e la sua determinazione sono stati ripagati e alla fine è stato mandato per un anno nella comunità “San Filippo Neri” di Esmeraldas, che lavora con i ragazzi di strada. “Posso dire che è stato un miracolo, perché non c’era più posto per me, ma poi qualcuno si è ritirato e così io mi è stata data questa possibilità” aggiunge ancora.

L’arrivo a Esmeralda: uno choc culturale

La prima volta che ha visitato il quartiere Santa Martha, dove la comunità salesiana svolge la sua opera assistenziale, di promozione umana e spirituale, ha subito un vero e proprio choc: vedeva giovani tra i 15 e i 16 anni fumare droga per le strade e altri che in pieno giorno si picchiavano e si combattevano reciprocamente. È rimasto sorpreso anche dagli atteggiamenti aggressivi da parte dei bambini e dei giovani del quartiere, dalla loro mancanza di rispetto per sé e per gli altri e dall’uso di un linguaggio inappropriato.

Eppure, ripensando alla sua esperienza, afferma che il volontario salesiano è colui che sta lì per i ragazzi che hanno bisogno, e che in ogni momento e in ogni situazione sa essere un consigliere per loro. E la ricompensa migliore in questi casi è un semplice “grazie” o il sorriso che emana dal volto di chi è stato aiutato.

“Ho dedicato molta attenzione ad un ragazzo in particolare. Gli parlavo e lo consigliavo molto; così la mia fede è stata scossa e ho subito un duro colpo quando ho visto che si drogava, perché mi sono detto: ‘facciamo tanto per loro, ma poi non gliene importa nulla’. Poi però ho capito che è Dio che mi aveva portato fin lì, e così ho recuperato il desiderio di continuare a dare tutto”.

Ora Nicson spera di proseguire nel processo di discernimento e di rafforzamento della sua vocazione, come insegnante, catechista, confidente, ma soprattutto come amico dei ragazzi, per condurli sulla strada del bene, come faceva il santo torinese.

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