Stampa questa pagina

Messico – Eric Ponce, il rapper che è sfuggito alla violenza e si prende cura dei giovani a rischio a Ciudad Juárez

26 Novembre 2019

(ANS – Ciudad Juárez) – “Un errore non dice chi sei. Non lasciare che ti etichettino”. È il messaggio di Eric Ponce, 32enne di Ciudad Juárez, che unisce la sua passione per la musica rap e la scrittura con il suo lavoro in favore dei bambini a rischio. La sua attuale posizione di Coordinatore del corso in “Seconda Opportunità, Raccolta Fondi ed Elaborazione di Programmi Educativi” in un’associazione di promozione giovanile era inimmaginabile fino a qualche anno fa, quando faceva parte di una banda criminale, maneggiava armi, vedeva amici e parenti morire accanto a sé, si stordiva con la droga e doveva nascondersi per non essere ucciso lui stesso. Ora è felice ed è divenuto un esempio che è possibile ottenere ciò che ci si propone.

Da bambino era un bravo studente, ma l’ambiente a casa non era il massimo. Sua madre aveva vissuto per strada e lavorava accompagnando immigrati clandestini verso gli Stati Uniti, mentre suo padre si era arruolato nell’esercito; così è cresciuto da solo e fin da ragazzo andava a feste in cui giravano alcol e droga.

L’abbandono degli studi, le etichette di “asino”, “disfunzionale” e “tossicodipendente”, e da adolescente, l’incontro con ragazzi 6 anni più grandi di lui hanno fatto il resto, peraltro negli anni di peggior violenza a Ciudad Juárez. Senza rendersene conto, si trovò immischiato in una banda, con la pistola in mano e la marijuana in tasca, impegnato a dover difendere il territorio in qualsiasi modo.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. In soli cinque mesi nel 2009 vennero uccisi sei suoi cugini, un cognato e il suo migliore amico. Eric assomigliava molto a uno dei suoi cugini, tanto che in diverse occasioni li avevano scambiati e l’ultima volta fu quando i sicari fecero irruzione nella camera ardente per assicurarsi di aver colpito la persona giusta. È stato in quel momento che Eric decise di fuggire, nascondersi e allontanarsi dalla violenza.

Dal 2003 Eric compone rap. L’argomentazione, la critica sociale e l’etica sono diventate le sue armi. Ha pubblicato tre album, una dozzina di video su Youtube e ora sta per finire un libro.

In casa non erano religiosi, e c’era solo un’immagine del Sacro Cuore di Gesù davanti alla quale pregare quando i genitori litigavano. “Nostra nonna ce lo chiedeva e funzionava, perché poi smettevano”. Fin da bambino frequentava uno degli oratori salesiani di Ciudad Juárez, il Don Bosco, e dal 2003 si dedica al rap con la sua firma “Ponce PX1”. Una volta un salesiano gli chiese in una Messa di improvvisare il Padre Nostro in forma rap ed è stato un successo.

La sua carriera è in ascesa, ma non dimentica le sue radici di periferia e non vuole rinunciare al suo lavoro con i giovani per dare loro una seconda possibilità. “Ho dovuto decostruire la mia vita per capire tutto ciò che mi circonda e comprendere gli errori, ma anche le opportunità che ho avuto di fronte a me. Ora so di non potermi fermare e voglio continuare ad aiutare gli altri”, dice Eric, che sogna di avere successo anche oltre quel confine che Ciudad Juárez contrassegna.

Alberto López Herrero

Questo sito utilizza cookie anche di terze parti, per migliorare l'esperienza utente e per motivi statistici. Scorrendo questa pagina o cliccando in qualunque suo elemento, acconsenti all'uso dei cookie. Per saperne di più o negare il consenso clicca il tasto "Ulteriori informazioni".