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Bolivia – “Proyecto Don Bosco”, il punto di riferimento per i bambini di strada

28 Febbraio 2020

(ANS – Santa Cruz) – Ci sono molti luoghi in Bolivia in cui i salesiani si sforzano di salvare bambini, adolescenti e giovani dalla strada, cercando di allontanarli gradualmente da una condizione a cui si sono assuefatti. Molti di loro vivono per strada in assenza di un riferimento familiare, altri sopravvivono con qualche piccolo lavoretto, esposti ad ogni tipo di dipendenza: droghe, alcool, inalazioni di colla…

I dati Unicef relativi al 2019 in Bolivia mostrano una realtà allarmante. “Mezzo milione di bambini sotto i 12 anni non sono registrati all’anagrafe, 210.000 sono orfani e 366.000 sono abbandonati; 313.000 bambini sono costretti a lavorare; Circa 2.200 sono per strada.

Una delle opere che i Salesiani stanno dedicando a questi minori vulnerabili è a Santa Cruz de la Sierra, dove grazie all’iniziativa di don Ottavio Sabbadin 29 anni fa è stato lanciato il “Proyecto Don Bosco”, che educa centinaia di minori vulnerabili secondo i principi del Sistema Preventivo Don Bosco.

La Bolivia, con tutte le sue ricchezze naturali, è un paese povero. È tra i 10 paesi più poveri delle Americhe in termini di reddito pro capite e questa situazione si riflette nei salari, che in media non raggiungono i 100 dollari.

I gruppi più deboli sono quelli che soffrono maggiormente l’ingiustizia sociale e molte famiglie sono a rischio di esclusione a causa della crisi politica, economica e sociale che il Paese sta vivendo.

Sebbene esistano leggi e iniziative per proteggere i bambini, solo il 7% dei bambini che vivono nelle zone rurali termina gli otto anni di scuola dell’obbligo.

Il Progetto Don Bosco è un’iniziativa volta al recupero e al reinserimento sociale dei bambini di strada. Consta di tre centri situati nella città di Santa Cruz de la Sierra: l’Hogar Don Bosco, il rifugio Mano Amiga e il Centro “Barrio Juvenil Don Bosco”.

Questi centri sono frequentati da 900 minori in una situazione di alto rischio sociale, ma grazie a “Papà Ottavio” - come lo chiamano i minori - e agli altri salesiani e collaboratori, questi bambini e ragazzi possono ottenere un’educazione per il futuro e, possibilmente, il loro reinserimento nelle famiglie d’origine.

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