Ripercorrendo questo lungo viaggio, don Gorzegno racconta: “Dicembre 1968. Spedisco in Messico una lettera natalizia per augurare buon Natale a un mio amico salesiano con cui avevo vissuto e condiviso gli anni della formazione filosofica presso l’Ateneo Pontificio Salesiano di Roma. Come post-scriptum aggiungo: Sono disposto a offrire il mio servizio come maestro di filosofia nel vostro centro di formazione di Guadalajara”. La risposta positiva fu immediata e inattesa (“Sì, ti aspettiamo!”).
Ma il desiderio missionario di don Gorzegno non spuntava lì per caso, era un sogno riposto nel cuore già da molti anni. Osvaldo, ragazzo di Cuneo, frequentava l’oratorio salesiano partecipando al gruppo missionario. Una bella tradizione del tempo era presentare con le riviste il lavoro intrapreso dai missionari, uno strumento essenziale in un’epoca in cui non esistevano le reti sociali e la comunicazione istantanea. Inoltre, in oratorio arrivavano periodicamente missionari provenienti da tutti i continenti: i ragazzi si nutrivano dei loro racconti avventurosi e genuini, e Osvaldo sentiva che era chiamato ad imitarli in futuro.
Negli anni della sua formazione salesiana a Roma al Pontificio Ateneo Salesiano (oggi UPS), Osvaldo aveva potuto vivere in prima persona l’internazionalità del carisma salesiano e una comprensione rinnovata della vocazione salesiana. Don Bosco era veramente e concretamente presente in tutto il mondo e in lui l’invito di Gesù – “Andate in tutto il mondo e annunciate la buona notizia” – risuonava con sempre maggiore forza.
L’interculturalità è un punto di forza del carisma salesiano, da mantenere e sviluppare per attualizzare il carisma salesiano in 137 Paesi in tutto il mondo. Grazie all’impegno dei tanti missionari, il linguaggio del Vangelo non conosce confini e riesce a parlare le lingue di ogni gruppo umano. Le case di formazione salesiana, internazionali per la presenza di confratelli da diverse parti del mondo, sono un terreno fertile su cui piantare il seme della missionarietà, permettendo di avere un’ottica più ampia e globale cha vada oltre il proprio punto di vista culturale o nazionale.
Così nella vita di Osvaldo, ventenne pieno di speranze, si apriva un orizzonte nuovo e inimmaginabile. Seppur avesse già deciso con convinzione di partire in cuor suo, mancava ancora l’approvazione del suo superiore. Dopo una serie di eventi e situazioni provvidenziali, nel cortile della Casa Madre di Valdocco, sotto lo sguardo della statua di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, in un caldo pomeriggio d’estate, arrivò finalmente il responso da parte dell’ispettore. Non si trattava di una prospettiva ad vitam (per sempre) ma di un “sì” a tempo determinato: tre anni, coincidenti con il periodo del tirocinio.
Don Gorzegno ricorda con emozione e gioia quel periodo, l’inizio della sua avventura missionaria, tre anni splendidi. Tanta curiosità, tanta grazia e tante scoperte grazie all’abbondanza della Provvidenza che avrebbero per sempre cambiato il suo percorso salesiano, che nel frattempo aveva emesso i voti perpetui a Guadalajara, il 6 Agosto 1970, professando il suo “sì” per sempre al Signore nella Congregazione Salesiana.
Quando si avvicinò il momento del ritorno in Italia, cresceva l’invito insistente dei giovani conosciuti in Messico e anche dei suoi confratelli: “Resta con noi”. E così, il rientro a casa fu molto rapido: un saluto alla famiglia, un passaggio nell’Ispettoria d’origine e poi la decisione, approvata, di per tornare ancora una volta nella sua terra di missione, il Messico.
Don Gorzegno sarebbe rimasto lì per sempre, come missionario. Il Messico sarebbe diventato la sua nuova terra e i giovani messicani, la sua nuova gente. Osvaldo non avrebbe mai immaginato che la sua missione lo avrebbe portato a creare le meravigliose comunità salesiane nel lungo e tormentato, ma promettente confine USA - Messico.
Ripete che questo grande progetto si è potuto realizzare grazie alle nuove comunità missionarie salesiane presenti nella frontiera ed ai numerosi volontari e volontarie che ci hanno creduto pienamente. Oggi, come diceva Don Bosco, può affermare che: “…tutto è stato possibile grazie alla Madonna”.
A distanza di diversi decenni, è tornato a Valdocco, in quel cortile dove ricevette il suo primo benestare a partire come missionario, per un’occasione storica.
L’11 novembre 1875 Don Bosco inviava la prima spedizione missionaria verso l’Argentina, un gesto che egli stesso definì quasi un’avventura senza grandi prospettive. Eppure, i tempi del Signore hanno trasformato quella decisione di 150 anni fa in una storia di fecondità imprevedibile.
E “l’11 novembre 2025, nello stesso luogo in cui quella prima spedizione fu decisa e da dove partì, ho vissuto un’esperienza che potrei definire soltanto come una vera Pentecoste salesiana – racconta –. Lingue diverse, culture lontane e gruppi di salesiani provenienti da ogni parte del mondo si sono ritrovati uniti dal medesimo carisma missionario di Don Bosco. In quell’incontro ho percepito in modo vivo la presenza dello Spirito Santo, che continua a ravvivare nella Famiglia Salesiana il dono della missionarietà, accendendo nei cuori il fuoco dello zelo e dell’audacia missionaria”.
In quel clima di fraternità don Gorzegno ha avvertito Don Bosco come sorprendentemente vicino: presente, vivo, capace ancora di unire tutti i suoi figli in un unico sogno missionario che rimane una profezia di luce per il futuro dei salesiani, di richiamare tutti in un solo cuore per la salvezza dei giovani, soprattutto i più poveri, i più fragili, coloro che nel mondo di oggi rischiano di restare invisibili.
“Raccomandatevi in ogni momento a Maria Ausiliatrice: è Lei la fondatrice e la sostenitrice delle nostre opere” ripete insieme al Fondatore. Grazie al clima missionario respirato a Valdocco, don Gorzegno è ripartito verso il Messico con una convinzione rinnovata: i giovani del mondo ci aspettano. Anche se non sempre lo sanno esprimere, portano dentro un’invocazione profonda: “Vogliamo vedere Gesù!” E si aspettano di intravederlo riflesso nella vita dei salesiani.
E così, dopo i missionari più giovani, anche don Gorzegno ha sentito pronunciare il proprio nome da don Jorge Mario Crisafulli, Consigliere Generale per le Missioni, e ha ricevuto per mano del Rettor Maggiore, XI Successore di Don Bosco, Don Fabio Attard, la croce missionaria.
Conclude, don Gorzegno: “In questo contesto pentecostale, ricevere la croce missionaria ha suscitato in me un’emozione intensa, straordinaria. Dopo 56 anni, trascorsi come missionario, ho sentito nuovamente l’invito che Gesù mi ha rivolto tante volte: ‘Vieni e seguimi… vai per il mondo ad annunciare la buona notizia’. Questo momento è stato come ripercorrere il mio passato e, insieme, intravedere ciò che il Signore ancora attende da me. Una certezza però non è mai venuta meno: Gesù non mi ha mai lasciato. È stato con me e in me nei momenti di fragilità e in quelli di audacia, nella sofferenza e nella gioia, nello scoraggiamento e nella speranza. Sempre, avvolto nella certezza del suo amore”.
E ci tiene a congedarsi con le parole del “missionario” Paolo di Tarso: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.” (Galati 2,20).
Marco Fulgaro
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