Due lampade accese. Alessandrina da Costa e Vera Grita, mistiche Salesiane Cooperatrici
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17 February 2026
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È possibile cambiare il mondo rimanendo fermi in un letto di dolore? Antonio Boccia, Coordinatore Mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori, risponde a questa domanda intrecciando le vite straordinarie di Alessandrina Maria da Costa e Vera Grita, due mistiche salesiane che hanno trasformato la propria fragilità in un avamposto missionario.

Attraverso un’esplorazione attenta dei loro scritti e delle loro esperienze, il testo rivela un filo invisibile che unisce il Portogallo rurale del primo Novecento alla Liguria del dopoguerra: la capacità di abitare la sofferenza con amore, diventando “lampade accese” per l’umanità.

Nel testo trovano spazio la vita di Alessandrina da Costa – 30 anni di paralisi, 182 Passioni mistiche, 4 anni nutrita solo di Eucaristia – e quella di Vera Grita – Maestra, mistica, portatrice dell’Opera dei Tabernacoli Viventi (186 messaggi di Gesù) –; l’autore, inoltre, individua cosa le unisce, cosa ci insegnano insieme, espone la “Teologia della sofferenza” secondo il Magistero (Salvifici Doloris, Spe Salvi, Catechismo) ed offre dei capitoli dedicati alla “bellezza nascosta della sofferenza offerta” e  alla “sofferenza condivisa”, offrendo, infine, suggerimenti pratici, preghiere e testimonianze specifici per i Salesiani Cooperatori.

Il testo non è solo un libro biografico. È un libro che vuole accompagnare chi soffre, consolare chi si sente inutile, illuminare chi cerca un senso al dolore.

Queste pagine offrono una prospettiva nuova sul carisma di Don Bosco, mostrandone il volto più intimo e contemplativo. Il lettore viene accompagnato alla scoperta di concetti profondi come l’Opera dei Tabernacoli Viventi e la vocazione all’offerta di sé, trovando risposte concrete al senso della prova e della solitudine. Un saggio che restituisce dignità a ogni croce quotidiana, delineando un cammino di speranza in cui la debolezza umana diventa lo spazio privilegiato per un incontro potente con il divino.

Il libro è parte di un duo pensato complessivamente come un’opera unica e va a completare il testo “Quando Don Bosco incontrò Bartolomeo”, recentemente edito dallo stesso autore.

Come ha spiegato lo stesso Antonio Boccia: “Bartolomeo rappresenta l’azione, il correre nei cortili, l’educare facendo. Ma il carisma di Don Bosco è più profondo. Alessandrina e Vera mi hanno mostrato che lo stesso ‘Da mihi animas’ si può vivere anche stando fermi, anche nella sofferenza, anche quando non puoi più ‘fare’. Alessandrina, paralizzata per trent’anni, ha vissuto 182 Passioni mistiche e si è nutrita solo di Eucaristia per quattro anni. Vera, maestra e mistica, ha ricevuto 186 messaggi su come diventare ‘Tabernacoli Viventi’. Entrambe Salesiane Cooperatrici. Entrambe hanno cambiato il mondo dal loro letto di dolore.

Dunque, questo nuovo volume assume un valore ancora maggiore proprio nella lettura congiunta con l’altro testo.

“Sono due libri che si completano, perché insieme raccontano la bellezza e l’ampiezza di una spiritualità che non esclude nessuno – ribadisce Boccia –. Alle volte nella Famiglia Salesiana rischiamo di pensare che solo chi è attivo, dinamico, produttivo possa vivere pienamente la missione. Ma non è così. Chi soffre, chi è limitato, chi si sente inutile ha una fecondità spirituale immensa. Alessandrina e Vera ci gridano che nessuna vita è sprecata, che la sofferenza offerta con amore può salvare il mondo. Volevo che chi vive queste situazioni sapesse di non essere ai margini, ma di essere il cuore pulsante della nostra famiglia”.

Il libro è pertanto specialmente dedicato dall’autore “a chi soffre, a chi accompagna chi soffre, a chi cerca un senso al dolore”. Anche se, insieme, entrambi i testi “parlano a chiunque voglia scoprire che il carisma di Don Bosco abbraccia ogni forma di vita: l’azione e la contemplazione, la corsa e l’immobilità, il fare e l’offrire”.

102 pagine, Youcanprint editore

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