Sri Lanka – Con Don Bosco etnie e religioni diverse diventano una comunità che costruisce insieme un nuovo futuro

(ANS – Kurunegala) – Don Reginold Fernando è un salesiano “multitasking”, come si dice oggi: Vicario ispettoriale della Visitatoria dello Sri Lanka, Direttore della comunità di Metiyagane e preside dell’Istituto salesiano di Ingegneria Civile ed Elettrica, segue anche, a distanza, un grande progetto agricolo finalizzato al sostegno delle comunità di formazione iniziale.

di don Silvio Roggia, SDB

Quali sono le caratteristiche più interessanti dell’istituto ingegneristico?

Abbiamo cercato di valorizzare al meglio il grande aiuto ricevuto dall’azienda “Italcementi”, che ha messo in piedi una struttura moderna e molto funzionale per l’educazione universitaria, offrendo ai giovani una proposta educativa ugualmente efficace. Attraverso un patto formativo a cui chi vuole liberamente aderisce, si propone una formazione di alta qualità, intensiva per quanto riguarda i tempi: in un anno e mezzo riescono a fare i corsi e a sostenere l’esame di stato, anziché dover impiegare tre anni come nelle strutture pubbliche. Questo è un grande vantaggio dal punto di vista economico per i giovani. I risultati accademici sono buoni e a in alcuni casi anche eccellenti: questo conferma la validità della scelta. Molti riescono a trovare impiego in breve tempo e sono gli allievi ed ex-allievi stessi a indirizzare gli altri al nostro istituto: sono loro la nostra migliore pubblicità.

Lo Sri Lanka è oggi un paese in pace, dopo una storia tormentata nei decenni passati…

Ci vogliono tempi lunghi per guarire le ferite di lunghi conflitti interni. La scuola è forse la terapia più efficace, soprattutto se raccoglie insieme giovani di diverse etnie e confessioni religiose. Questo è uno dei frutti più belli della permanenza nel nostro istituto salesiano. Buddisti e Cristiani, giovani di etnia singalese e di etnia tamil vivono gomito a gomito, magari per la prima volta. Quando nasce l’amicizia e l’altro ha un nome e un cognome, tanti pregiudizi svaniscono. Inizia qui un nuovo futuro.

In che modo la religione entra nella vita dell’istituto, considerato che molti degli studenti non sono cristiani?

Questa è stata un’altra bella sorpresa, sin dagli inizi. Quando la nostra proposta educativa è presentata con chiarezza, cioè con una chiara identità di scuola cattolica, l’accoglienza e l’interesse anche per quanto è più “intensamente” cattolico, come l’Eucaristia, è molto più grande di quanto si potrebbe immaginare. Grande rispetto, ma anche cura per vivere bene i momenti di fede.  Molti studenti non cristiani partecipano quotidianamente alla Messa insieme ai cattolici. E poi c’è il Padre Nostro: non c’è preghiera più universale, ecumenica, interreligiosa. Chi ce l’ha insegnata sa bene come arrivare al cuore di tutti.

Don Bosco era un sognatore. Qual è il tuo sogno per il futuro?

Ci sono tra i nostri alcuni giovani di entrambe le etnie che desiderano dedicare la loro vita al servizio dei ragazzi come don Bosco. Durante l’anno ospitiamo nell’istituto per quasi due mesi chi si prepara al prenoviziato, provenienti anche da altre comunità. Mentre rafforzano l’inglese, entrano in contatto con gli altri universitari e “respirano insieme” la stessa atmosfera di amicizia interetnica e interreligiosa.

Se i nuovi “Don Bosco” che stanno crescendo in Sri Lanka coltiveranno questo spirito, il dono del carisma educativo salesiano a questo paese sarà immenso e cambierà il futuro della nazione molto più dei titoli di ingegneria che si rilasciano a fine anno scolastico.

InfoANS

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