Dopo la fase dedicata alla sartoria uomo, il percorso si arricchisce ora di un nuovo importante capitolo: le studentesse e gli studenti partecipanti sono attualmente ospitati presso “La Santissima – Community HUB”, dove stanno svolgendo le ore dedicate alla modellistica, al disegno, al taglio e alla confezione donna. Un contesto creativo e condiviso che favorisce lo scambio, la sperimentazione e la crescita, accompagnando le corsiste nell’approfondimento delle tecniche fondamentali per la costruzione dell’abito femminile, dal progetto iniziale alla realizzazione finale.
Il corso continua così a offrire un’esperienza immersiva e completa, capace di trasmettere non solo competenze tecniche, ma anche una vera e propria cultura del lavoro artigianale, fatta di attenzione al dettaglio, consapevolezza dei materiali e dialogo costante tra tradizione sartoriale e linguaggi contemporanei dello spettacolo.
La presentazione del progetto
Il progetto “Bottega Artigiana – Sartoria e Taglio Costume” era stato presentato il 4 novembre 2025 nella casa salesiana di Napoli, alla presenza di diversi rappresentanti della città e delle istituzioni coinvolte, quali la Sottosegretaria alla Cultura, Senatrice Lucia Borgonzoni, il Presidente di Cinecittà Antonio Saccone, Pasquale Calemme per la Fondazione di Comunità “San Gennaro”, il prete diocesano impegnato con i giovani di strada don Antonio Loffredo e la costumista e docente Anna Giordano.
“Quella mattinata ha reso evidente il valore e la portata di un progetto finanziato dal Ministero della Cultura con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, pensato per coinvolgere venti giovani artigiani del mondo dello spettacolo in un percorso gratuito di alta formazione, capace di coniugare la grande tradizione sartoriale napoletana con le esigenze contemporanee del cinema, del teatro e dell’audiovisivo, in piena sintonia con il carisma salesiano che da sempre vede nel lavoro delle mani una via privilegiata per educare la mente e il cuore, come ci ha insegnato Don Bosco quando diceva che ‘i ragazzi hanno l’intelligenza nelle mani’” ha raccontato don Fabio Bellino, Direttore dell’Istituto “Don Bosco” di Napoli.
Il programma e lo sviluppo del corso
Il corso, inserito nel programma “LuceLabCinecittà” prevede 300 ore complessive di formazione, di cui 90 dedicate all’approfondimento storico, culturale e teorico e le restanti concentrate su laboratori pratici di taglio, cucito e confezionamento che hanno permesso alle corsiste di entrare progressivamente nel vivo del mestiere, scoprendo non solo le tecniche sartoriali ma anche il funzionamento complesso di un set cinematografico, con i suoi reparti, i suoi ruoli, le sue dinamiche e quella trama invisibile di competenze che rende possibile la nascita di un personaggio attraverso il suo abito.
A gennaio 2026 il percorso è entrato in una fase ancora più qualificante con l’avvio delle ore di formazione presso la “Fondazione Isaia”, dedicate alla sartoria uomo: un passaggio fondamentale che ha consentito alle studentesse di confrontarsi con la struttura rigorosa del cartamodello maschile, con lo studio delle misure, con l’interpretazione del disegno, la trasformazione del modello base, l’analisi dei tessuti e l’intero processo che conduce dal taglio all’assemblaggio fino alla confezione del capo, in un’esperienza immersiva che educa alla precisione, alla pazienza, alla cura del dettaglio e alla consapevolezza del valore del tempo nel lavoro artigianale.
A febbraio il corso ha continuato ad evolversi, aprendo un nuovo capitolo presso “La Santissima – Community HUB”, dove le corsiste sono attualmente impegnate nelle attività di modellistica, disegno, taglio e confezione donna, in un contesto creativo e condiviso che favorisce lo scambio, la cooperazione e la sperimentazione, permettendo loro di affrontare l’abito femminile nella sua complessità e ricchezza espressiva, dal progetto iniziale alla realizzazione finale, mantenendo sempre vivo il dialogo tra tradizione sartoriale e linguaggi contemporanei dello spettacolo.
In questo cammino, una voce autorevole e profondamente coinvolta è quella della formatrice Andrea Iacomino, che ha saputo accompagnare le studentesse con competenza e passione, ricordando sempre che l’obiettivo principale del corso è quello di trasformare studentesse e studenti di cinema in lavoratori consapevoli della movie industry, creando un ponte reale tra la formazione e il mondo del lavoro, offrendo loro ciò che spesso manca a chi si affaccia per la prima volta su un set: la conoscenza delle dinamiche, dei ruoli e delle responsabilità, la possibilità di imparare senza la pressione dei tempi serrati del cinema e di arrivare preparati e coscienti al momento del confronto con la realtà professionale.
“Andrea ci ha ricordato anche quanto sia urgente, oggi più che mai, recuperare e trasmettere i saperi artigiani in un’epoca segnata dalla produzione massiva e insostenibile, sottolineando come insegnare a cucire significhi custodire una memoria storica del fare e restituire dignità e visibilità a mestieri che rischiano di scomparire, soprattutto in una città come Napoli, riconosciuta in tutto il mondo per la sua tradizione sartoriale” ha raccontato ancora don Bellino.
L’esperienza formativa nelle parole di una corsista
Accanto a questa testimonianza, risuona forte anche la voce di una studentessa che ha raccontato come la scelta di iscriversi a questo corso sia nata dal desiderio di unire la passione per il cinema e l’amore per il lavoro manuale, e di come l’esperienza stia andando oltre ogni aspettativa iniziale, perché al corso offerto dai salesiani di Napoli non si impara solo a cucire, ma a dare senso a ogni gesto, a comprendere perché un capo nasce in un certo modo e come possa raccontare una storia.
“Questa ragazza – prosegue il Direttore del “Centro Don Bosco” di Napoli – dice che la sartoria è stata una scoperta importante, perché il rigore del taglio, il lavoro sulle misure e la costruzione precisa del capo l’hanno aiutata a crescere in sicurezza e metodo, e che il momento che ama di più è quello del fitting, quando l’abito prende vita sul corpo e il lavoro di squadra diventa evidente. Ma, soprattutto, sottolinea quanto questo corso le stia insegnando a lavorare insieme, ad ascoltare, a confrontarsi, sentendosi accompagnata e valorizzata come persona prima ancora che come futura professionista”.
Il significato più profondo del progetto
“Guardando a questo percorso nel suo insieme – conclude don Bellino – sento di poter dire che il corso ‘Bottega Artigiana – Sartoria e Taglio Costume’ non è soltanto un progetto formativo, ma una vera esperienza educativa che restituisce dignità al lavoro artigianale, crea legami tra istituzioni e territorio e offre ai giovani uno spazio concreto in cui far crescere talenti, competenze e sogni, nella convinzione profonda che educare al bello, al fare bene e al lavorare insieme sia ancora oggi uno dei modi più autentici per costruire futuro”.
Fonte: Don Bosco Napoli
