Italia – Pellegrinaggio giubilare dei confratelli della Sede Centrale alla Basilica di Santa Maria Maggiore

22 Dicembre 2025

(ANS – Roma) – Il 22 dicembre 2025, alle ore 8.00, i confratelli della Sede Centrale dei Salesiani di Don Bosco, insieme ai Consiglieri Generali, hanno compiuto un significativo pellegrinaggio giubilare alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, uno dei santuari mariani più cari alla Chiesa universale. Vissuto in un clima di raccoglimento e fraternità, il pellegrinaggio si è inserito nel tempo conclusivo dell’Anno Giubilare, a ridosso della chiusura delle Porte Sante, assumendo così il valore di un gesto ecclesiale di rendimento di grazie, affidamento e rinnovato impegno spirituale.

Dopo un momento iniziale di raccoglimento e di preghiera, i confratelli hanno compiuto il rito di ingresso attraverso la Porta Santa, attraversandola in clima di raccoglimento, canto e profonda partecipazione spirituale. Il gesto ha espresso il desiderio di rinnovamento interiore, di conversione e di affidamento, tipico del cammino giubilare, vissuto in comunione fraterna e nello spirito del carisma salesiano.

La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta dal Rettor Maggiore, Don Fabio Attard, nella Cappella della Salus Populi Romani, cuore mariano della Basilica e luogo caro alla tradizione della Chiesa e della Famiglia Salesiana. La presenza dell’icona della Vergine ha offerto il contesto ideale per una riflessione profonda sul mistero di Maria e sul suo ruolo nel cammino di fede dei credenti.

Nell’omelia, il Rettor Maggiore ha proposto una meditazione intensa e ricca a partire dalla figura di Maria nel Vangelo di Luca. Richiamando il versetto che descrive Maria come colei che “si alzò e andò in fretta”, ha sottolineato la prontezza e la disponibilità interiore della Vergine, segno di una fede concreta e operosa. Soffermandosi su un passaggio del Magnificat, ha evidenziato come la grandezza di Dio e la santità non siano realtà distanti, ma profondamente intrecciate con l’umiltà.

L’umiltà, ha spiegato, non consiste nel rendersi insignificanti o nel negare la propria dignità, ma nel riconoscere che la storia umana, nella sua piccolezza, è chiamata a diventare dimora della grandezza di Dio. Maria, guardata dal Signore nella sua umiltà, diventa il luogo in cui Dio sceglie di abitare. Citando Sant’Agostino, il Rettor Maggiore ha ricordato come Maria, accogliendo la Parola nel cuore prima che nel grembo, sia diventata il primo tabernacolo dell’umanità.

Da questa prospettiva, l’umiltà diventa libertà: libertà da ciò che rende schiavi, da ciò che impedisce uno sguardo limpido e contemplativo sulla realtà. Solo quando ci si presenta senza pretese, senza la necessità di apparire “più grandi”, la grandezza di Dio può diventare contagiosa, riempiendo la vita di amore, misericordia, empatia e tenerezza. In questa dinamica – ha sottolineato – nasce una santità condivisa e partecipata, non individualistica, ma profondamente comunitaria e sociale.

Il pellegrinaggio si è concluso in un clima di silenziosa gratitudine e affidamento a Maria, Salus Populi Romani. Verso la conclusione della celebrazione, riprendendo le parole introduttive di don Claudio e richiamando un’espressione cara a Papa Francesco, il Rettor Maggiore ha esortato i presenti a rinnovare il proprio atteggiamento filiale verso la Vergine Maria: “Guardiamo lei, nostra Madre, e lasciamoci guardare da lei, perché è la nostra Madre e ci ama tanto; lasciamoci guardare da lei per imparare a essere più umili, e anche più coraggiosi nel seguire la Parola di Dio; per accogliere il tenero abbraccio del suo Figlio Gesù, un abbraccio che ci dà vita, speranza e pace”.

Con questo invito, i confratelli hanno affidato a Maria il loro cammino personale e comunitario, rinnovando il desiderio di vivere il carisma di Don Bosco con cuore umile, libero e disponibile, al servizio dei giovani e della Chiesa.

 

 

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