Argentina – Centenario della casa di Santa Rosa: “La prima cosa che abbiamo fatto è stata gonfiare un pallone e giocare una partita con i ragazzi”

11 Marzo 2026

(ANS – Santa Rosa) – Sabato 7 marzo 2026 la comunità educativa-pastorale della casa salesiana “Domingo Savio” di Santa Rosa ha vissuto una giornata di festa per commemorare il centenario dell’avvio delle attività del centro salesiano.

Nella chiesa si è dunque celebrata una Messa solenne, presieduta dal Vescovo di Santa Rosa, Mons. Luis Darío Martín, e concelebrata dal Superiore dell’Ispettoria “Beato Ceferino Namuncurá”, don Manuel Cayo, dal Vicario Ispettoriale, don Osvaldo Braccia, da un nutrito gruppo di salesiani che si sono recati nel capoluogo della Pampa per condividere questa celebrazione giubilare, insieme anche a diversi sacerdoti del clero diocesano.

Nell’omelia, l’Ispettore ha fatto riferimento alla recente celebrazione dei 150 anni dell’arrivo dei Salesiani in Argentina: “Questa spedizione missionaria fu presieduta da don Giovanni Cagliero – di cui abbiamo appena celebrato il centenario della morte – lo stesso che nel 1895 ricevette dall’allora Arcivescovo di Buenos Aires l’invito ad occuparsi della missione nella Pampa. Arrivarono in queste terre, dal sud, esattamente 130 anni fa, nel 1896. Quello fu l’inizio di un lungo cammino pieno di sfide, successi, incontri e disaccordi, che hanno lasciato impronte profonde e trasformative nella storia di questo luogo”.

“Se proviamo a immaginare il luogo e a calarci con il cuore in quei tempi – ha domandato don Cayo – come non pensare ai padri Pietro Orsi e Giovanni Franchini, a General Acha e Santa Rosa, che hanno gettato le basi e le fondamenta di quella che oggi è la nostra casa?”.

Con riferimento ai diversi salesiani che passarono per quelle terre in quei tempi, ha poi aggiunto: “Il 3 aprile 1896 don Franchini assunse per due anni la responsabilità della Parrocchia di Santa Rosa de Toay (così chiamata fino al 1917), lui che sarà poi il fondatore dell’opera salesiana a Santa Rosa, uno dei centri di irradiazione missionaria nell’immensa estensione di questo territorio benedetto – senza dimenticare Victorica, dove si recava ogni mese o mese e mezzo per assistere spiritualmente quella comunità”.

“Spinte dallo stesso spirito missionario, nel 1915 arrivano a Santa Rosa le Figlie di Maria Ausiliatrice, affondando le loro radici nelle esperienze educative integrali di Don Bosco e Madre Mazzarello (...) E così, nel 1924 arrivò qui don Luigi Botta, con l’incarico di costruire la scuola progettata diversi anni prima. Con il passare dei mesi, il 26 ottobre 1925, l’Ispettore Valentín Bonetti benedisse la prima pietra del futuro istituto ‘Domenico Savio’”, ha raccontato.

Pochi mesi dopo, l’8 marzo 1926, secondo quanto si legge nelle cronache scritte dai salesiani in quei giorni, avvenne qualcosa destinato a restare negli annali: “Dopo la Messa ci siamo recati al nuovo istituto. Lì ci aspettavano i bambini con i loro genitori. Il cortile era pieno di erbacce. Le costruzioni non erano completamente finite, mancavano locali, mobili e letti. La prima cosa che facemmo fu gonfiare un pallone da calcio e giocare una partita con i ragazzi”.

E come non poteva essere altrimenti in una Casa Salesiana, “il cortile fu il primo luogo di incontro missionario! Questo è qualcosa che da quel giorno ha segnato lo stile di familiarità, festa, gioia e dedizione che avrebbero caratterizzato questa presenza. Quel giorno si aprirono le porte di questa casa... e non si chiusero più!” ha concluso don Cayo.

Dopo la Messa si è svolta la cerimonia istituzionale dove, tra gli altri, la Direttrice Generale della Casa, Gabriela Etcheverry, ha affermato: “Ho voluto concentrare queste parole su una caratteristica del nostro fondatore che si è ripetuta in coloro che hanno avuto il compito di portare avanti questa casa: il suo sguardo”.

E ha commosso i presenti affermando: “San Giovanni Bosco non è stato un semplice spettatore della sua epoca; è stato un visionario che ha saputo leggere la realtà dei giovani con il cuore. Questo sguardo attento gli ha permesso di scoprire i bisogni a cui doveva rispondere. Basta leggere le cronache dell’Istituto ‘Domingo Savio’ per rendersi conto che qui salesiani e laici hanno svolto molto bene questo compito”.

Dopo aver elencato gli esempi che rendono visibile l’essenza di questa istituzione in questi 100 anni, ha sottolineato: “In questo centenario, il nostro impegno è quello di rinnovare questo sguardo: per ascoltare ciò che i giovani di oggi tacciono; per offrire loro strumenti in un mondo sempre più complesso; e perché ogni bambino, bambina e giovane che varchi la nostra porta si senta, soprattutto, profondamente amato”.

Così, la casa salesiana “Domingo Savio” ha dato inizio alle celebrazioni del suo anno giubilare per il centenario al servizio dell’infanzia e della gioventù della Pampa.

Fonte: Don Bosco Sur

 

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