In un dialogo schietto e sincero, vengono affrontati tutti i problemi legati al presente e al futuro della vita religiosa: l’inesorabile calo delle vocazioni, soprattutto in Occidente, la qualità della formazione, le difficoltà a vivere e a testimoniare la vita fraterna, la fedeltà al carisma originario tra attività apostoliche da portare avanti e notevoli difficoltà economiche… Sono tutti problemi che indicano una evidente fragilità.
Ma, notano gli autori, la vita consacrata può rinascere proprio dalle fragilità che sta sperimentando sotto tanti aspetti. Non si deve però continuare a identificare la vita religiosa solo con la funzione sociale che ha svolto nel passato: non soltanto è un errore, ma è anche fonte di pessimismo e di chiusura davanti a qualsiasi possibilità di cambiamento e trasformazione.
La vita consacrata oggi è più che mai necessaria nella Chiesa: bisogna però avere il coraggio di liberarsi dall’ansia e dalla preoccupazione di un futuro senza numeri e senza mura. La vita religiosa non è ciò che si fa, bensì ciò che si è: segni della presenza di Dio nel mondo, “metafore dell’amore di Dio”.
“Il futuro della Vita Consacrata, che credo profondamente continuerà ad esistere, perché è lo Spirito di Dio, e non noi, a sostenerla, non passa né per il numero, né per le pareti e i muri già costruiti che pensiamo di dover a tutti i costi conservare… Non esiste, né esisterà Vita Consacrata senza donne e uomini profondamente credenti, autenticamente espropriati, abbandonati in Dio” afferma a chiare lettere il porporato salesiano. Card. Fernández Artime.
“Oggi la vita religiosa è più necessaria che mai, ma ha bisogno di recuperare come non mai l’innamoramento e il fascino per il Signore Gesù, mettendolo al centro delle nostre vite e nel profondo dei nostri cuori”, aggiunge ancora il Pro-prefetto della DIVCSVA, secondo il quale “continuare a identificare la vita consacrata solo con la funzione sociale che svolge (nelle scuole, negli ospedali, o nelle istituzioni di azione sociale) non è soltanto un errore: è anche fonte di pessimismo, di ostalgie del passato e di chiusura davanti a qualsiasi possibilità di cambiamento e trasformazione”.
Sia nei seminari che nelle parrocchie c’è “molta meno maturità di quella che si suppone”, denuncia coraggiosamente il cardinale: “Non è più sufficiente una formazione spirituale e dottrinale di base. È necessaria sempre più una preparazione umana, affettiva, psicologica e culturale, che permetta di dialogare con il mondo e di rispondere alle sfide sociali”.
Autenticità, maturità umana e spirituale, preparazione integrale, apertura culturale e coraggio profetico, sono i requisiti necessari per rispondere alla crisi delle vocazioni, in un’epoca in cui i giovani chiedono anzitutto coerenza tra ciò che si proclama e il proprio vissuto. A loro, occorre far capire che la vita consacrata “non è una mutilazione di se stessi, ma una valorizzazione di ciò che si è, trasformati, però, dalla passione per il Signore, lavorando su di sé con la grazia che solo Dio dà, attingendo alle fonti di un carisma autentico e riconosciuto dalla Chiesa, a una spiritualità, a una missione e persino a una comunità”.
Non mancano, nel libro-intervista, le pagine dedicate agli abusi, con una precisa assunzione di responsabilità, sulla scia delle prese di posizione degli ultimi papi: “Anche un solo caso è così grave da essere imperdonabile e ingiustificabile”.
L’affresco che risulta dal volume è, in sintesi, quello di una vita consacrata caratterizzata, ancora oggi e per il futuro, da una forte carica profetica: “In un mondo che per molti aspetti è segnato dall’indifferenza e dalla frammentazione, le comunità che vivono una vera fraternità sono un segno visibile di unità, di incontro, di comunione e di riconciliazione. La testimonianza della fraternità comunitaria dimostra che un’altra logica è possibile, diversa da quella del dominio, dell’egoismo e della ricerca assoluta del potere e della ricchezza”.
È la “controcultura evangelica”, che il cardinale Fernández Artime declina a partire dalla sua vocazione religiosa: “Don Bosco diceva ai giovani: ‘Con voi mi trovo bene’. E ancora oggi mi succede la stessa cosa”.
Con il contributo di Maria Michela Nicolais, per AgenSir
