Questa visita ha segnato il suo primo ritorno in Corea del Sud dopo 15 anni – la visita precedente risaliva al 2010, durante il suo mandato di Rettor Maggiore. Sebbene sia passato molto tempo – un tempo sufficiente perché il panorama cambiasse completamente – tutti i presenti hanno potuto osservare in Don Chávez una passione immutata e uno sguardo semmai ancora più carico di amore per il carisma di Don Bosco e la Famiglia Salesiana.
Vivere il “Mistero”, non solo fare un “Lavoro”: le risonanze del ritiro
Prima di quest’ultima conferenza odierna, Don Chávez aveva invitato i partecipanti a un clima di profondo silenzio e di meditazione, attraverso due sessioni di Esercizi Spirituali (EESS) per le FMA e per i Salesiani, concluse nella giornata di martedì 13, sul tema “Testimoni dell’amore di Dio nel mondo”. In queste occasioni il predicatore ha sottolineato con forza che “l’adempimento della nostra missione e la pratica dei consigli evangelici non devono essere semplici obblighi, ma devono essere radicati in un’‘esperienza mistica’ d’incontro con Dio”.
Durante tutte le giornate, il Rettor Maggiore Emerito ha approfondito l’essenza della spiritualità, affermando che “realizzare la missione salesiana non significa diventare attivisti, ma vivere il mistero all'interno delle attività”, sostenendo che l’attività e la preghiera sono inseparabili. In particolare, le sue omelie quotidiane sono diventate un nutrimento spirituale importante per i partecipanti. Da comprovato biblista, Don Chávez ha infatti saputo collegare ogni giorno le pagine del Vangelo quotidiano al tema del ritiro, facendo da “guida delle anime” e conducendo i partecipanti lontano da una fede fugace e verso la l’assaporamento del vero amore di Dio – permettendo loro di immergervisi in profondità.
Il “servizio dell'autorità” che nasce dall’esperienza mistica
Eretta su queste fondamenta spirituali, la conferenza del 14 gennaio per i Superiori dei diversi gruppi della Famiglia Salesiana coreana ha avuto una risonanza ancora più profonda. Tornato sul palco con una relazione dal titolo “Per una missione sinodale: il servizio dell’autorità come vino nuovo necessario nel processo di esercizio del governo”, ha spiegato in modo eloquente come il “mistero dell’amore”, sottolineato durante il ritiro, debba sapersi esprimere anche come “autorità” all'interno del governo della comunità.
Sottolineando che “l’autorità non è dominio, ma un servizio d’amore che sboccia sulla Croce”, ha invitato i leader della Famiglia Salesiana coreana ad adottare una “leadership di accompagnamento”: “Camminate davanti per mostrare speranza; camminate dietro per prendervi cura di chi resta indietro, in modo che nessuno sia lasciato indietro; e camminate nel mezzo per condividere le gioie e i dolori dei fratelli e delle sorelle”.
“Sforzatevi di essere amati per primi”
Questo consiglio, originariamente dato da Don Bosco a Don Rua, è stato presentato come un suggerimento concreto derivato dall’“esperienza mistica”, che Don Chávez ha evidenziato durante il ritiro. Rappresenta la spiritualità stessa di un salesiano che deve esercitare la “fraternità” nel proprio contesto di vita e costituisce un insegnamento prezioso che spiega in una sola frase il nucleo dello spirito salesiano, l’Amorevolezza.
Il IX Successore di Don Bosco ha spiegato, infatti, che è Dio che ci ha amati per primi e noi, esseri umani che sentiamo e comprendiamo tutto questo, rispondiamo a quell’amore: questa è l’essenza dell’esperienza mistica e, ha sottolineato, il vero significato dell’Amorevolezza di cui parlava Don Bosco.
“Nec laudibus, nec timore” (Non lasciatevi influenzare dalle lodi, né cedete alla paura)
Al termine della conferenza, Don Chávez ha impartito la benedizione finale ai leader della Famiglia Salesiana in Corea con la massima latina “Nec laudibus, nec timore” (Non lasciatevi influenzare dalle lodi, né cedete alla paura). Questo è stato il sincero appello del Rettor Maggiore Emerito, esortando tutti a prendersi cura del gregge affidato dal Signore con l’audacia che può possedere solo un “mistico” che ha profondamente sperimentato l’amore di Dio.
Negli ultimi 20 giorni, Don Chávez ha incarnato il modello di un “mistico attivo” per la Famiglia Salesiana in Corea del Sud. Nei 12 anni trascorsi dal suo ritiro dalla carica di Rettor Maggiore, si è dedicato interamente alle richieste dei suoi successori, considerando sua missione quella di testimoniare e predicare il carisma di Don Bosco con traboccante passione. Ora, dopo un breve riposo di due giorni, tornerà brevemente a Roma il 16, prima di riprendere il suo fitto programma di impegni che lo attende.
La Famiglia Salesiana della Corea del Sud, da parte sua, grata per aver accolto dopo 15 anni il IX Successore di Don Bosco, lo ha congedato con riconoscenza, augurandosi che possa trasmettere le sue intuizioni e il suo amore alla Famiglia Salesiana in tutto il mondo, aiutando il carisma salesiano a fiorire con forza.
