Italia – Giubileo dei Giovani, le voci dei partecipanti

04 Agosto 2025
Foto ©: Vatican Media

(ANS – Roma) – L’onda di energia pura che in questi giorni ha invaso Roma – le sue chiese, le sue piazze e i suoi mezzi di trasporto – è pronta a propagarsi come una marea dalla colorata e gioiosa spianata di Tor Vergata a tutto il mondo, in ogni angolo dal quale sono partiti e al quale ora ritornano ragazzi e ragazze – più di 1 milione – che hanno partecipato al Giubileo dei Giovani.

A 25 anni da quel “Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!” scandito in questo stesso luogo da san Giovanni Paolo II in occasione della Giornata mondiale della gioventù del Grande Giubileo, questa generazione di giovani è chiamata ad essere protagonista, affidando a ciascuno la responsabilità di essere – come ha indicato Papa Leone XIV – “testimoni di giustizia e di pace” di cui necessita il mondo e “testimoni di speranza” di cui ha “bisogno il futuro”.

Prima di lasciare la spianata di Tor Vergata hanno consegnato i loro pensieri fatti di gratitudine, impegno, attesa.

“Questo Giubileo è stato come chiudere un cerchio della mia vita. Su alcuni temi avevo già riflettuto in altri incontri prima di arrivare a Roma… E gli stessi sono stati ripresi nelle catechesi e nelle omelie di questi giorni!”, racconta Marian, 20enne giunta dal Piemonte, originaria di Betlemme, per la quale “è con ‘coincidenze’ come queste che si comprende davvero che il tempo non è il nostro, ma il Suo”. “Sono questi i momenti, così belli e intensi, in cui il nostro cuore trova un po’ di pace e di speranza”, commenta Marian: “Mi porto a casa, quindi, questa luce, pronta per ricominciare con uno sguardo nuovo sulla vita, ricordandomi che insieme è meglio che da soli!”.

Amina, arrivata dalla banlieue parigina, è musulmana. E racconta: “Nel mio quartiere la fede è silenzio. Qui, si urla e si canta,” dice. È partita con il gruppo interreligioso della sua università, dove ha trovato accoglienza anche tra i cattolici. “Non mi sono mai sentita in dovere di giustificarmi. Ed è forse la prima volta che mi accade. La cosa bella è che qui ci si ascolta anche senza parlare la stessa lingua”.

Proveniente da Bangalore, dottoranda della Christ University, Romeena era alla sua prima partecipazione all’evento dedicato ai giovani del mondo e racconta che quello che ha vissuto le sta cambiando la vita: la preghiera, i silenzi, i giochi, la condivisione, la diversità di storie e culture. “È un’esperienza vibrante: giovani provenienti da ogni angolo del mondo, culture e storie differenti, ma tutti uniti da cuori aperti. Davvero la fede può unire le persone”, afferma la giovane, che riporta pure la particolare esperienza di “amicizia” con i coetanei del Pakistan: “In tre giorni, tutti quei pregiudizi sono caduti. Erano persone di grande gentilezza, aperte, profondamente radicate nella fede cristiana. Abbiamo riso, condiviso pasti, parlato delle nostre vite e sogni. Il “peso politico” semplicemente non esisteva. Non c’era un “noi” e “loro”. Eravamo solo esseri umani che vivevano un’esperienza di fede insieme”.

Sul valore per lei di questo Giubileo dei Giovani, non ha dubbi: “Me ne vado con un cuore rinnovato e un messaggio da condividere con il mondo: ‘Aggrappati alla speranza. Lasciala essere il tuo ancoraggio’”. 

Fonti: AgenSir, Vatican News

InfoANS

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