Perù – Don Reginaldo Cordeiro: “Oggi non basta arrivare fisicamente in un territorio, è necessario sapere come annunciare il Vangelo”

(ANS – Lima) – Nell’ambito delle celebrazioni per i 25 anni di presenza missionaria salesiana a San Lorenzo, la comunità ha ricevuto la visita di don Reginaldo Cordeiro, membro del Settore per le Missioni della Congregazione, inviato come delegato per l’evento da parte del Rettor Maggiore, Don Fabio Attard, XI Successore di Don Bosco. A margine delle attività celebrative per l’anniversario, don Cordeiro ha rilasciato un’intervista al Bollettino Salesiano del Perù, nel quale ha offerto una riflessione sulle attuali sfide dell’evangelizzazione salesiana nel mondo.

In questo dialogo, il salesiano missionario, nato a Manaus, in Brasile, sottolinea la gioia della gente, la forza del carisma di Don Bosco in Amazzonia e le sfide che la Congregazione deve affrontare oggi in un mondo globalizzato e secolarizzato. Attualmente, i Salesiani di Don Bosco sono attivi in 138 Paesi e continuano ad aprire nuove presenze in diversi continenti. Tuttavia, la sfida non è più solo geografica.

“Oggi non basta arrivare fisicamente in un territorio: è necessario sapere come annunciare il Vangelo” spiega don Cordeiro.

Durante il suo soggiorno, ha partecipato all’Assemblea Missionaria e ha condiviso riflessioni sull'interculturalità, le sfide attuali dell’evangelizzazione e il ruolo dei laici nella missione salesiana.

“Il mondo è profondamente cambiato – osserva ancora –. La globalizzazione, la secolarizzazione e la cultura digitale hanno trasformato i contesti in cui si svolge la missione. È necessario sapere come annunciare il Vangelo in società dove la fede non occupa più un posto centrale, dove prevale il relativismo e dove i giovani vivono iperconnessi, ma spesso interiormente frammentati”.

Interculturalità: un incontro che crea qualcosa di nuovo

Durante l’Assemblea Missionaria, don Cordeiro ha riflettuto sull’interculturalità come vero incontro di culture. “Non si tratta semplicemente di convivere sotto lo stesso tetto, ma di integrare i valori della cultura locale, i contributi dei missionari e il carisma salesiano per dare origine a un’esperienza nuova”, riflette il salesiano.

In un mondo globalizzato e digitalmente connesso, la sfida è evangelizzare rispettando le identità culturali e costruendo ponti tra i popoli.

La missione oggi

La sfida principale è rispondere ai rapidi cambiamenti di un mondo secolarizzato e postmoderno.

“Come evangelizzare oggi, sia nella giungla, nel contesto urbano o nelle periferie?”, si chiede. La risposta passa attraverso il mantenere acceso lo spirito missionario, inteso come disponibilità a servire e ad andare dove la Chiesa ha bisogno.

I laici nella missione di accompagnamento

Il ruolo dei laici acquista un’importanza crescente. La missione non è più solo compito dei religiosi. La complementarità tra consacrati e laici permette di arricchire l’azione pastorale e di ampliare la capacità di risposta evangelizzatrice. Si tratta di una corresponsabilità reale, non meramente funzionale.

La priorità: formare missionari

Una grande sfida è la formazione missionaria permanente. Non basta inviare missionari; è necessario accompagnarli prima, durante e dopo la loro partenza. Molti vivono anni in contesti difficili, e l’usura umana e spirituale è reale. Per questo motivo, il Settore per le Missioni ha posto come priorità le persone: formare, sostenere e rafforzare un’autentica mentalità missionaria in tutta la congregazione.

Un progetto missionario in ogni Ispettoria

Don Cordeiro ha menzionato la necessità che ogni Ispettoria abbia un progetto missionario definito e operativo. Non si tratta di un documento formale o meramente amministrativo, ma di una vera e propria tabella di marcia pastorale, in grado di orientare decisioni, processi e priorità.

La sfida consiste nel passare da un discorso missionario generico a una pianificazione concreta e valutabile, che includa:

–       Obiettivi chiari e realistici, adeguati al contesto.

–       Processi formativi specifici, per animare la mentalità missionaria.

–       Esperienze missionarie strutturate, che coinvolgano giovani, consacrati e laici.

–       Monitoraggio e valutazione permanenti, per garantire coerenza e crescita.

“Lo spirito missionario si riassume in una parola: disponibilità. Disponibilità a servire, ad andare, a rispondere alle esigenze di ogni contesto”, ha concluso il salesiano del Settore Missioni.

Fonte: Bollettino Salesiano del Perù

InfoANS

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