Momento solenne
Un Papa assorto in preghiera, a tratti emozionato, consapevole della solennità del momento, quello che si vede dinanzi al grande portone bronzeo, circondato da fiori e rami verdi, in cui sono scolpiti i momenti salienti della storia della salvezza. Un’immagine, questa del Successore di Pietro, che ritorna pure nella Messa per la Solennità dell’Epifania, celebrata nella Basilica di San Pietro, con gli appelli a proseguire il cammino giubilare amando e cercando la “pace”, rifuggendo da ogni violenza e da questa “economia distorta” che “prova a trarre da tutto profitto”, diventando invece segno di una Chiesa che diffonde “il profumo della vita”.
Migliaia di fedeli
Ad accompagnare il Papa in questo momento liturgico c’erano 10.000 fedeli riuniti – nonostante il freddo e l’allerta meteo – in quella Piazza San Pietro, divenuta per 378 giorni chiesa giubilare all’aperto tra le preghiere, i canti, i pellegrinaggi di oltre 33 milioni di fedeli venuti da ogni parte del mondo. Hanno varcato tutti questo ingresso, sovrastato dalle Chiavi del Primato scolpite sulla pietra viva, con al centro, in alto, due lapidi con le scritte che ricordano, l’Anno Santo del 1975 voluto da Paolo VI e il Grande Giubileo dell’Anno 2000, punto di arrivo di fine secolo e punto di inizio del nuovo Millennio. Altre 5.800 persone erano sedute in Basilica per la celebrazione. Tra loro, il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, con la figlia Laura. Presenti anche il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e il Segretario del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, Alfredo Mantovano.
Una Porta sempre aperta
Prima della Messa, nell’atrio circondato dai cardinali, dai vescovi e dai canonici di San Pietro, Leone XIV legge la monizione e poi l’orazione:
“Con animo grato ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa, varcata da una moltitudine di fedeli, sicuri che il buon Pastore tiene sempre aperta la porta del suo cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi”.
"Dio si rivela e nulla può restare fermo"
Nell’omelia del Papa si intrecciano gioia e turbamento, resistenza e obbedienza, paura e desiderio. I sentimenti, cioè, dei Magi e del re Erode, simbolo di tutti quei “contrasti” che appaiono nella Sacra Scrittura ogni volta che Dio si manifesta. Oggi celebriamo l’Epifania del Signore, afferma Leone XIV, “consapevoli che in sua presenza nulla rimane come prima”.
Vite in cammino in un mondo travagliato
Lo sguardo del Pontefice si sposta sulla Porta Santa, ultima ad essere chiusa dopo quelle di Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura. Questo varco, osserva il Papa, “ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova. Cosa ha mosso tutta questa gente? La ricerca spirituale è un serio interrogativo al termine dell’Anno giubilare: “Milioni di loro hanno varcato la soglia della Chiesa. Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza?”. Come i Magi, queste persone hanno accettato “la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”.
Tutti, afferma Papa Leone, “siamo vite in cammino”. È il Vangelo a spingere a tale dinamismo, a orientarlo verso Dio che “ci può turbare, perché non sta fermo nelle nostre mani come gli idoli d’argento e d’oro”. È un Dio “vivo e vivificante” e questo “profumo della vita” deve ora diffondersi da tutti quei luoghi come Cattedrali, Basiliche, Santuari, divenuti meta di pellegrinaggio giubilare. Devono restituire ora loro “l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato”.
Il Vangelo rende audaci e creativi
La gioia del Vangelo “libera”, “rende prudenti”, sì, ma anche “audaci, attenti e creativi; suggerisce vie diverse da quelle già percorse”, sottolinea il Papa.
Il Papa ha poi invitato ad amare e cercare la pace, ricordando che il Regno di Dio non si impone con la forza ma cresce silenziosamente nel mondo, pur incontrando resistenze e violenze, visibili nei conflitti attuali. Cercare la pace significa proteggere ciò che è fragile e nascente, come un bambino, perché proprio lì c’è qualcosa di sacro.
Ha denunciato poi un’economia distorta, capace di trasformare tutto in profitto, persino i desideri più profondi dell’essere umano. Il Giubileo diventa allora un’occasione per cambiare sguardo: vedere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel diverso un compagno di viaggio.
Guardando a Cristo Bambino, il Papa ha invitato a riconoscere i “segni dei tempi”: Dio non si manifesta nel lusso, ma nell’umiltà. Gesù è un bene inestimabile, che non può essere comprato né venduto: è l’Epifania della gratuità.
Infine, ha espresso la speranza che, se le chiese restano vive e accoglienti, le comunità unite e libere dalle seduzioni del potere, i cristiani possano diventare la “generazione dell’aurora”, capace di rinnovare l’umanità non con l’onnipotenza, ma con l’amore di Dio fatto carne.
Al termine della celebrazione, il Papa si è recato davanti alla statua di Gesù Bambino in Basilica per un momento di venerazione. Infine, il passaggio per i saluti ai fedeli che alle 12 si sono uniti a quelli in Piazza per seguire l'Angelus dalla Loggia delle Benedizioni.
Fonte: Vatican News
