Italia – Ostensione delle spoglie di San Francesco, Card. Fernández Artime, SDB: “San Francesco testimone della fioritura di chi si fida di Cristo”

24 Febbraio 2026
Foto ©: Pagina Facebook "San Francesco d'Assisi"

(ANS – Assisi) – Per la prima volta nella storia, in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, le spoglie mortali del Poverello di Assisi vengono esposte alla venerazione dei fedeli. Già 400mila sono i pellegrini che si sono prenotati per rendergli omaggio in queste settimane, approfittando di questa speciale occasione, in programma per solo un mese, dal 22 febbraio al 22 marzo 2026. Domenica scorsa, dunque, ha avuto luogo l’atto inaugurale di questo speciale avvenimento, con una solenne celebrazione eucaristia presieduta dal Cardinale salesiano Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore Emerito ed attualmente pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Vogliamo vivere secondo la logica dell’autosufficienza e il potere, o secondo la logica dell’obbedienza fiduciosa a Dio?” è la domanda che il porporato ha invitato a porsi nel tempo di Quaresima, traendo spunto dalle letture liturgiche, che presentavano le due figure di Adamo e Cristo: il primo, rappresentante l’uomo che cede “alla tentazione di farsi Dio senza Dio”, il secondo, invece, “il Figlio che si affida totalmente al Padre”.

In quest’ottica San Francesco, non a caso ricordato nella storia come alter Christus, per la sua sequela radicale di Gesù, diventa un faro in grado di illuminare il cammino: come figlio di un ricco mercante, poteva vivere secondo dinamiche mondane, e così infatti aveva iniziato a fare; ma poi, nel silenzio della prigionia e della sconfitta, “ha ascoltato un’altra voce”. Quella che affermava come la vera libertà risieda nell’affidamento e nel servizio, anziché nel possesso e nel dominio.

Ritornando poi alla pagina evangelica del giorno, quella delle tentazioni di Gesù nel deserto, il Card. Fernández Artime ha esaminato una per una le insidie che qualsiasi uomo o donna può incontrare nel proprio cammino spirituale: trasformare le pietre in pane, ovvero “usare Dio per risolvere i nostri bisogni”; buttarsi dal tempio, ossia “cercare il successo, il sensazionale”; ricevere tutti i regni del mondo, ossia “scegliere il potere, ma adorando il maligno”.

San Francesco, ha osservato ancora il pro-prefetto vaticano, non è stato immune da queste lusinghe, ma seppe scegliere diversamente, preferendo la piccolezza all’orgoglio, la povertà all’accumulo, l’obbedienza all’autosufficienza. In breve, scelse “di adorare solo Dio”, e in questo modo, oltrepassando le tentazioni con la grazia di Dio, ottenne anche la forza “per aprirsi agli altri”.

Con la sua parabola umana, ha osservato il cardinale salesiano, San Francesco si fa testimone non di un eroismo straordinario, ma della “fioritura di chi si fida di Cristo”, perché non si è riscattato da solo, con una manifestazione di forza, ma “si è lasciato salvare da Dio”. Per questo, a 800 anni dalla sua morte, la sua figura è ancora in grado di parlare – non di sé, piuttosto di Cristo e della “sovrabbondanza della grazia”.

Da ultimo, il presule si è soffermato sul valore di quest’ostensione – più di un semplice esercizio di memoria con “sguardo nostalgico” su ciò che è stato, quanto piuttosto “un invito forte e concreto” a rispondere alle domande del presente: “Qual è il mio deserto? Quale tentazione mi abita? Dove il Signore mi chiede un passo di fiducia?”.

Francesco d’Assisi morì nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226, alla Porziuncola, a 44 anni d’età. Volle essere adagiato sulla nuda terra, in povertà assoluta. La sua santità fu talmente evidente che venne riconosciuto e proclamato tale da papa Gregorio IX neanche due anni dopo, il 15 luglio 1228. Dopo la morte, il corpo di san Francesco venne custodito con grande attenzione e la basilica a lui dedicata fu costruita anche per proteggerne le spoglie. Talmente protette che, nei secoli, se ne perse quasi traccia. Fu Pio VII nel 1818 a ordinare gli scavi che riportassero alla luce l’urna di pietra, dopo cinquantadue notti di lavoro, e che ordinariamente risiedono nella cripta della basilica.

L’ostensione delle spoglie di San Francesco, avvenimento unico in 800 anni di storia, è uno dei gesti più significativi pensati per omaggiare questo santo ammirato nei secoli anche da credenti di altre religioni o non credenti. Oggi il suo messaggio di amore universale verso Dio, Madonna Povertà e tutte le creature sono universalmente apprezzati e riconosciuti come chiavi non solo per lo sviluppo spirituale e la crescita individuale, ma anche come semi di sviluppo per coltivare l’autentica umanità e la fratellanza tra i popoli.

Per accedere alla venerazione delle spoglie di San Francesco è necessaria la prenotazione, accessibile qui: https://sanfrancescovive.org/prenotazione/

 

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