L'Approfondimento

(ANS – Roma) – Un percorso accidentato e faticoso, tanto impegno, tanto zelo, molte difficoltà, ma anche musica celestiale e splendide visioni: c’è tutto questo nel terzo sogno di Don Bosco che riscopriamo in vista della sua festa liturgica e in quest’anno Bicentenario del suo più celebre sogno, quello dei Nove Anni. Oggi viene presentato il sogno noto come “delle dieci colline” o “della decima collina” (Memorie Biografiche VII, 796-800). In questo racconto Don Bosco offre ai suoi giovani vari insegnamenti importanti: l’importanza di preservarsi innocenti e di seguire gli insegnamenti della vita cristiana; il valore della costanza e della fedeltà al cammino intrapreso; e infine la dimensione fondamentale del prendersi cura gli uni degli altri nel comune cammino della vita.

(ANS – Roma) – La figura di Maria ritorna anche nel secondo sogno di Don Bosco che viene presentato ai lettori di ANS in quest’anno bicentenario del Sogno dei Nove Anni e in preparazione della festa del Santo della Gioventù. “Fiori e frutti a Maria” è il titolo con cui viene ricordato (Memorie Biografiche, Vol. VIII). La Madre di Gesù in questo caso è l’oggetto esplicito della devozione che viene manifestata nel sogno, ma Don Bosco, per educare i suoi ragazzi, fa presente che non si può ingannare se stessi e il prossimo venerando la Vergine e conducendo, al tempo stesso, una vita solo apparentemente cristiana. Il sogno poi si chiude con Don Bosco che, da grande conoscitore dei cuori giovanili, induce i ragazzi a proseguire il loro percorso di accompagnamento con lui.

(ANS – Roma) – Molti dei sogni che Don Bosco riportò ai suoi giovani avevano dei fini evidentemente educativi, tanto che molto spesso nemmeno i suoi biografi sono riusciti a demarcare con chiarezza il limite tra sogno, visione e racconto pedagogico. Tra questi si può certamente annoverare quello noto come “il sogno del serpente e del rosario” (Memorie Biografiche di Don Giovanni Bosco – VII 238-243). Avvenuto nell’estate del 1862, è una chiara manifestazione di quanto centrale fosse Maria Ausiliatrice non solo nella vita del santo, ma anche nella sua visione pedagogica; e di come la devozione mariana non fosse mai concepita come un’alternativa, ma semmai come un sostegno, ad una vita sacramentale ed ecclesiale pienamente vissuta.

(ANS – Torino) – Si conclude oggi la presentazione dei cosiddetti “Santi Sociali” di Torino: persone apparentemente comuni, ma in realtà straordinarie, perché hanno vissuto mettendo al primo posto Dio e i loro prossimi più bisognosi, dimenticandosi di se stessi. Proprio per questa comunanza di attitudini e per la compresenza più o meno nello stesso periodo nella stessa area geografia, molto di loro si sono conosciuti direttamente e hanno cooperato – o quanto meno, hanno condiviso un pezzo di strada – assieme. E per questo molti di essi sono anche ricordati, con tanto di cimeli e pannelli, nel “Museo Casa Don Bosco” di Torino-Valdocco.

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